La ballata di Carmen Monarchia, corifea di cafe’-chantant, preceduta da una avvertenza: cantata da un ci-devant e da un esegetico alla luce di tre candele, ad inganno della miseria,...
(Gian Pietro Lucini)
Anno Vindictae Domini MCM
Rarissima prima edizione del libello di Lucini, poeta anarchico, tra i maggiori innovatori della poesia italiana.
Egli ebbe posizioni politiche considerate una eccezione nel contesto letterario di quegli anni essendo antiborghese, anarchico, contro la monarchia, la chiesa e l'esercito tanto da essere incriminato per antimilitarismo e offese ai regnanti.
Verso la fine del sec. XIX pubblica alcuni libelli satirici di violenta impostazione antimonarchica e antimilitarista (in reazione alla sanguinaria repressione dei fasci siciliani del ’94 e a quella milanese compiuta da Bava Beccaris lo stesso ‘98), tutti stampati clandestinamente in poche decine di copie.
Tra questi “La ballata di Carmen Monarchia”, stampata clandestinamente nel 1900 in 50 esemplari, in cui attacca con veemenza (caratteristica che si ritroverà anche nelle liriche, in particolare nelle Revolverate) «i consueti bersagli», il colonialismo, la monarchia, il militarismo.
I dilettevoli dialogi, le vere narrationi, le facete epistole di Luciano philosopho, di greco in volgare novamente tradotte e historiate
Lucianus Samosatensis
Bella marca tipografica all'ultima pagina con una vignetta incisa raffigurante San Nicola seduto con la mitra, nella sinistra il pastorale e in grembo tre palle d'oro su un libro.
Il testo del colophon recita: stampato in Vinegia per Nicolo di Aristotile detto Zoppino, nell’anno del signore MDXXV del mese di settembre.
A penna è aggiunto il nome del traduttore Nicolò da Lonigo: si tratta della prima edizione del volgarizzamento dei dialoghi di Luciano.
Prima della tavola che fa da indice al volume, è premesso uno scritto “Allo lettore Nicolo Zoppino” in cui l’editore rivendica con fierezza il valore della volgarizzazione dei testi antichi: “Daremo opra che di maggior cosa gli huomini volgari per me partecipi siano, et per che la lingua toschana a tempi nostri non solamente appresso di quelli che le latine lettere non sanno, ma etiamdio appresso de huomini literatissimi in maggior precio et reputatione che mai la fosse, essere si vede, sforzaromi in cio che per l'avenire l'opre nostre et per la nuova ortographia, et per la semplice lingua toschana grate et laudevoli appresso di ciascuno lettore si restino, non mi curando di spesa, ne di faticha alcuna che gire vi potesse”.
Notevole frontespizio xilografico con i titoli entro fastosa cornice decorata con motivi allegorici; ogni testo di Luciano è preceduto da una graziosa vignetta xilografica, carattere corsivo, bella copia su carta robusta.
Elementorum philosophiae sectio prima de corpore - (1655) - Elementorum philosophiae sectio secunda de homine - (1658) - Elementorum philosophiae sectio tertia de cive – (1646)
Thomas Hobbes
Interessante volume composto da tre opere distinte rilegate insieme, mancanti di frontespizio, e richiamate da tre pagine di uguale caratteri tipografici: Elementorum Philosophiae Sectio prima De corpore, Elem... Phil.... Sectio secunda De homine, Elem...Phil...Sectio tertia De cive.
Dalla dedica del De corpore: “Elementorum philosophiae, obsequii mei, tuaeque erga me benignitatis futurum monumentum, sectionem primam (post editam tertiam) diu dilatam, tandem tibi absolutam offero dedicoque” Londini, die 23 aprilis 1655.
Dalla dedica del De homine: "Absoluta sectione hac De homine solvi tandem fidem meam. Habes enim philosophiae meae qualiscunque, in omni genere elementa prima”
Die 24 iunii 1658.
La dedica del De cive parte con una digressione sulla concezione del potere presso gli antichi romani ed è datata Parisii nov. 1 1646.
Segue una Prefactio ad lectores e due lettere di presentazione dell'opera a Samuele Sorbino da parte di Gassendi e Mersenne.
Le tre parti del sistema filosofico di Hobbes furono pubblicate in prima edizione rispettivamente nel 1655, nel 1658 e nel 1642.
Il De corpore ha 13 tavole ripiegate f.t. e 261 pagg., il De homine ha 8 tavole ripiegate f.t. e 86 pagg., il De cive 174 pagg.
Le favole d’Esopo, stampate in latino con versione italiana di Accio Zucco e le figure dell’Edizione Veronese del MCCCCXXIX di nuovo incise in legno e colorate da un esemplare del Museo Britannico
Verona, Officina Bodoni, 1973
Questa edizione dell’Aesopus Veronensis, a cura di Giovanni Battista Pighi, è adorna di 68 xilografie il cui disegno è qui attribuito a Liberale da Verona.
I legni sono stati nuovamente intagliati da Anna Bramanti e gli ornamenti in piombo reincisi da Charles Malin. La carta mano con la filigrana dell’oca, ripresa dalla tiratura originale, è dei fratelli Magnani di Pescia.
Dei 160 esemplari stampati nel carattere jensoniano ‘centaur’, 150 sono stati colorati a Parigi dall’atelier Daniel Jacomet, secondo l’esemplare del British Museum, e altri dieci hanno le xilografie in bianco e nero.
Il nostro, n° 120, fa parte della tiratura con le xilografie a colori.
Segue un epilogo di G. Mardersteig con uno studio su Esopo, l’edizione del 1479, Liberale da Verona e le edizioni italiane nel ‘400 delle favole.