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Moro intagliato

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Dettagli Prodotto

Origine:  Venezia, Veneto, Italia

Descrizione:
La scultura in noce ebanizzato raffigura un moro reggivaso, inginocchiato sopra un basamento dipinto a finto tessuto per emulare un cuscino. Indossa un perizoma dipinto con motivi floreali policromi, mente sul braccio sinistro un bracciale in ottone. Sulla spalla destra sostiene un piano reggivaso, aiutandosi con entrambe le mani, le braccia ripiegate nello sforzo fisico. Il volto è invece rivolto verso l'alto, pervaso da un'espressione tranquilla.

Condizione prodotto:
Prodotto in discrete condizioni che mostra alcuni segni di usura.

Dimensioni opera (cm):
Altezza: 130
Larghezza: 88
Profondità: 50

Informazioni aggiuntive

Note storico bibliografiche:
La Roma del XVII secolo fu l'epicentro del gusto barocco e grazie al mecenatismo papale e dell'alta nobiltà cittadina, la realizzazione di grandiose e spettacolari opere andò via via aumentando. Indiscusso protagonista dell'ambiente artistico cittadino fu Gian Lorenzo Bernini, a capo di una grande e ben organizzata bottega presso la quale si formarono numerosi artisti provenienti da tutta la penisola. Tra questi vi fu il genovese Filippo Parodi, tra i migliori allievi di Bernini, il quale ne portò lo stile anche nella natia Liguria. Tra le sue opere principali, che mostrano chiaramente l'influenza della ricerca di spettacolarità tipicamente berniniana, vi furono le carrozze realizzate in occasione delle nozze tra Anna Pamphilj e Giovanni Andrea III Doria. Purtroppo non pervenuteci, sono note grazie alla documentazione conservata presso l'Archivio Doria Pamphilj, nella quale sono ricordate come opere talmente ben eseguite e rifinite, da sembrare “carne dorata”. Esiste inoltre un disegno, conservato presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Palazzo Rosso a Genova che mostra il progetto per questi veri e propri apparati scenografici. Intagliati a tutto tondo nel legno vi sono infatti l'aquila, animale araldico dei Doria e la colomba, simbolo dei Pamphilj, assieme a una figura femminile, come se veramente dei personaggi fossero appollaiati sulle volute fogliacee della carrozza. I modelli esemplari ai quali Parodi fece riferimento per questa grande impresa furono certamente gli apparati effimeri realizzati in occasione della festa della Resurrezione in Piazza Navona a Roma e le carrozze progettate in occasione dell'entrata trionfale nella città di Caterina di Svezia, ad opera di uno dei principali collaboratori di Bernini: Jhoann Paul Shor. Merito di Parodi fu anche quello di portare questo gusto barocco a Venezia, dove fu chiamato nella seconda metà degli anni Settanta del XVII secolo e dove aprì egli stesso una scuola. Tra i principali allievi vi fu Andrea Brustolon, bellunese di origine, ma che si trasferì a Venezia dove si formò, appunto, con Parodi. Il suo contatto con il Barocco romano non avvenne però solamente attraverso l'intermediazione dell'artista genovese, ma anche in modo diretto: è oramai attestato un suo viaggio nell'Urbe, durante il quale conobbe l'arte di Bernini stesso e della sua cerchia, ma anche dei berniniani di seconda generazione, tra i quali Filippo Shor, figlio del già citato Jhoann Paul. Qui poté infatti vedere diverse sue opere, come le consolle conservate presso Palazzo Colonna a Roma, dove il basamento è costituito da prigionieri turchi intagliati a tutto tondo nel legno e dorati, allusivi alla vittoria delle truppe cristiane su quelle ottomane nella battaglia di Lepanto del 1571, nel contesto della guerra di Cipro. Brustolon stesso, una volta rientrato nella città lagunare si specializzò nella realizzazione di mobili in legno, mostrando chiaramente l'influenza romana di usare personaggi intagliati a tutto tondo come sostegni per arredi. Celebre esempio sono le opere conservate presso il Museo di Ca' Rezzonico, come la poltrona del “Fornimento Venier”, dove dei mori fungono da struttura portante delle gambe e dei braccioli, oppure il portavasi con moretto nudo e incatenato. l nostro moro reggivaso imita questa tipologia, che si diffuse ampiamente in ambito veneto a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, a partire da questi ben noti modelli. Certamente di grande effetto scenico, queste figure erano usate come basamenti per consolle o pianetti porta vaso. La rappresentazione di mori, in atteggiamento di sottomissione era legata alla volontà di celebrare la supremazia dei conquistatori europei. Per questo motivo non è insolito in questo periodo trovare mori, arabi o indiani, raffigurati come prigionieri, spesso incatenati o in posizione servile.

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