Madonna in trono con Bambino tra angeli e i santi - Santi di Tito (Borgo San Sepolcro 1536 – Firenze 1603), 1560-1570 ca. Olio su tavola

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Madonna in trono con Bambino tra angeli e i santi

Santi di Tito (Borgo San Sepolcro 1536 – Firenze 1603), 1560-1570 ca. Olio su tavola

Codice: ARARPI0156546

Trattativa in sede

Caratteristiche

Santi di Tito (Borgo San Sepolcro 1536 – Firenze 1603), 1560-1570 ca. Olio su tavola

Descrizione

Il dipinto presenta la Madonna in trono con il Bambino, due angeli oranti e i santi Nicola da Tolentino, Agostino, Luca Evangelista e Monica, al di sotto di un elegante baldacchino. L'opera va riconosciuta come un bozzetto preparatorio per una pala d'altare di grandi dimensioni, oggi ancora ignota. A riprova di ciò intervengono le misure della tavola, non adatte per una pala d'altare di una chiesa e neppure per una piccola cappella di una residenza privata; la pittura, che in alcuni punti, come i due angeli ai lati della Madonna con Bambino o nel san Luca Evangelista è lasciata volutamente allo stato di abbozzo; e, infine, per la presenza di evidenti pentimenti. Si possono notare a questo proposito il braccio sinistro del santo vescovo, pensato inizialmente più vicino a quello destro, e la mano destra della santa. Seppur la tavola sia un bozzetto si possono constatare dei particolari di grande raffinatezza pittorica, a dimostrazione della qualità del pittore e dell'importanza che questi oggetti avevano rispetto all'opera finale: le rifiniture in oro, per esempio nel san Nicola da Tolentino, nel perizoma dell'angioletto in alto a sinistra e nel globo tenuto dal Bambino, arricchiscono la preziosità della composizione. I tratti somatici delle figure sono delineati in punta di pennello, mentre le vesti sono costruite attraverso una pennellata più vigorosa e meno rigorosa, a ulteriore dimostrazione di come l'opera non fosse da considerarsi indipendente. Si osservi a questo proposito il piviale del santo vescovo, in cui si intravedono delle decorazioni figurative – santi o apostoli – e un decorazione ad imitazione del velluto eseguiti con una rapida pennellata che ne traccia efficacemente il solo profilo generale. I Santi sono qualificati da una tavolozza luminosa che mette in particolare risalto la raffigurazione centrale con la Madonna con il Bambino, il sant'Agostino e l'angelo in alto a destra. Le ombre e le luci sono studiate con particolare attenzione: i due angeli oranti sono avvolti nell'ombra creata dal baldacchino e accurati sono gli effetti chiaroscurali sul san Luca, la santa Monica e sui gradini del trono. La presenza del baldacchino è un chiaro retaggio della cultura fiorentina degli albori del Cinquecento: si pensi alle pale di Raffaello (Madonna del Baldacchino, Galleria Palatina a Palazzo Pitti, Firenze) e Fra Bartolomeo (Pala Pitti, Galleria Palatina a Palazzo Pitti, Firenze), da cui il nostro pittore riprende – come era norma ancora nella seconda metà del Cinquecento a Firenze – la composizione generale della Sacra conversazione. Si deve a Marco Collareta l'attribuzione dell'opera a Santi di Tito (Borgo San Sepolcro 1536 – Firenze 1603) nell'occasione della celebre mostra del 1980: Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei. In quell'occasione lo studioso datava la tavola nei pieni anni Sessanta del Cinquecento riconoscendole uno stretto legame con la pala licenziata dal pittore toscano nel 1566 per Ognissanti a Firenze e notando nella pittura ancora “il ricordo della vivacità cromatica degli affreschi realizzati dal pittore nel corso del suo soggiorno romano entro il 1564” (M. Collareta, 552. Madonna con Bambino, Angeli e Santi, in Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei, Milano 1980, pp. 283-284.) La presenza del santo vescovo Agostino e dei santi agostiniani Nicola da Tolentino e Monica, non lascia dubbi nello stimare che l'opera fosse stata commissionata da una comunità di Agostiniani o da un privato devoto a tale ordine. La presenza dell'Evangelista potrebbe essere motivata dalla dedicazione di un altare o di una cappella a quel santo, o dal committente il cui nome doveva essere proprio Luca. La basilica di Santo Spirito è la casa degli Agostiniani a Firenze e potrebbe sicuramente essere un luogo per cui lavorò in questo caso Santi di Tito. Considerando come il pittore, assoluto protagonista della pittura fiorentina e toscana della seconda metà del Cinquecento, fu impegnato in differenti commissioni nel contado fiorentino e in Toscana (per esempio ad Arezzo, Cortona e Grosseto) e la diffusione capillare dell'ordine agostiniano in questa e altre regioni, resta difficile precisarne l'ubicazione.

Condizione prodotto:
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Dimensioni opera (cm):
Altezza: 86,5
Larghezza: 71,5

Informazioni aggiuntive

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