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22 cm 183 cm

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Sezione Selected Arte: il meglio del nostro catalogo di dipinti, sculture e opere d'arte.

 

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Pier Francesco Cittadini, ambito di
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Pier Francesco Cittadini, ambito di

Ritratto di famiglia

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Pier Francesco Cittadini, ambito di

Ritratto di famiglia

Di notevole qualità compositiva, e fortemente orientata a lucida analisi psicologica, l'opera presenta tratti che rimandano all'opera di Pier Francesco Cittadini, detto il Milanese. Nato a Milano, precoce allievo di Daniele Crespi, si trasferì giovanetto a Bologna; seguì negli anni 1645-46 un periodo a Roma con successivo rientro a Bologna. Dagli anni '50 del '600 in poi si dedicò attivamente alla produzione di ritratti e nature morte, destinate a committenza privata. Proprio la sua prima formazione lombarda e quella romana, nell'ambito di Cerquozzi, ci danno conto della sua sensibilità moderna rispetto all'ambito classico bolognese, con spunti naturalistici degni non solo della migliore produzione lombarda ma anche della produzione ritrattistica spagnola, evidenti ad esempio nel celebre ritratto di famiglia conservato presso il castello di Dozza Imolese; in esso il forte contrasto luce-ombra accentua la concentrata introspezione denotando la profondità d'analisi del vero. Anche nel ritratto qui proposto, l'attenzione maggiore è posta non tanto alla superficie del prestigio e dell'apparire, sottolineato dalla qualità degli abiti, ma piuttosto alla verità dei sentimenti e del "dramma" proposto. Qui un uomo, evidentemente vedovo, compare ritratto con i suoi sei figli, ma di essi uno è deceduto, ed è quello a cui sta accarezzando la testa. Quasi sfocato, con fare rassegnato, il bimbo tiene in mano un bicchiere rovesciato, simbolo di vita versata. In primo piano, la figlia più grande mostra allo spettatore le sei carte, delle quali cinque sono fiori, come tali considera il genitore i propri figli, ed una è l'asso di picche. Questo rappresenta il figlio deceduto, che era gemello dell'altro ancora in vita, corrispondente invece all'asso di fiori. L'intima composizione domestica è arricchita dal notevole brano di natura morta costituito dal tappeto decorato a motivi floreali. Il dipinto è stato restaurato e ritelato e viene presentato in cornice in stile. Presenta minimi ritocchi ed integrazioni.

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Dipinto di Carlo Cignani
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Dipinto di Carlo Cignani

Allegoria dei cinque sensi,1670/1680

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Dipinto di Carlo Cignani

Allegoria dei cinque sensi,1670/1680

Olio su tela. Restaurato e ritelato. Questo splendido dipinto rappresenta uno dei modelli di maggior successo e dunque più volte replicato dall'artista bolognese, nel corso dell'ottavo decennio del '600. Nato a Bologna da nobile famiglia , Cignani fu probabilmente il più stimato pittore della città ai suoi tempi, paragonabile per posizione a quella di Carlo Maratta a Roma. Formatosi dapprima con G.B. Cairo, continuò la sua formazione presso lo studio di Francesco Albani. Dopo una parentesi romana, sarà nuovamente a Bologna dal 1665, e vi rimarrà fino al 1684, anno della sua definitiva partenza per Forlì.Negli anni '70 lo studio del Cignani era oramai affermatissimo e lavorava per le più importanti famiglie patrizie, come i Davia, Albergati e Sampieri a Bologna, i Farnese a Parma e i Pallavicini a Roma. Tra i committenti anche famiglie patrizie nord europee come il re di Polonia, il principe Schonborm. Il carico di lavoro spinse Cignani ad acquisire come aiutanti Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, validissimi aiutanti sia nelle numerose esecuzioni d'affreschi che nel completare dipinti su tela. Proprio a questo periodo storico appartiene la tela in oggetto; la Carità costituì uno dei temi più volte replicati dall'autore ed in questo caso la madre circondata dai suoi cinque figlioli diviene allegoria dei sensi, rappresentati da alcuni elementi narrativi: la campanella per l'udito, il mazzolino di fiori per l'olfatto, il lattante al seno per il gusto, lo specchio per la vista e la carezza per il tatto. La composizione è condotta con un'attenzione classicista che rimanda alla lezione del Reni, con la creazione della figura della madre gentilmente composta e arrotondata, pervasa da calma decorosa. I fanciulli, dipinti in pose aggraziate e leggere, con resa vivida e realistica della carnagione, rimandano alla lezione del Correggio, che in effetti, fu la principale fonte d'ispirazione del Cignani, attraverso una linea che dall'opera dei Carracci si trasmise a Francesco Albani. Dal temperamento pensoso e introspettivo, Cignani fu particolarmente sensibile alle suggestioni poetiche del dolce ed aggraziato naturalismo correggesco, del quale si sentì moderno interprete, secondo dei canoni che indicano anche il cambiamento del gusto della pittura bolognese nella seconda metà del '600, dalla fase più vigorosa dei Carracci ad uno stile più dolce ed aggraziato. Secondo il Malvasia Cignani in modo particolare “ cercò un mezzo tra la forza dè Carrazzi e la dolcezza di Guido”. Dell'Allegoria dei sensi si conoscono numerose versioni, due delle quali passate sul mercato antiquario, ed altre in collezioni private. Una versione, la più vicina alla nostra per qualità ed anche per dimensioni della tela, è quella presente nella Galleria Pallavicini di Roma. Presentato in cornice d fine '800.

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Paesaggio di Andrea Locatelli
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Paesaggio di Andrea Locatelli

Paesaggio fluviale con pastori e gregge

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Paesaggio di Andrea Locatelli

Paesaggio fluviale con pastori e gregge

Olio su tela. Restaurato e ritelato. Inedito e di provenienza certamente romana come conferma l'importante cornice "Carlo Maratta" dorata a più ordini di intagli, il bel dipinto va confermato senza alcun dubbio al catalogo di Andrea Locatelli,messo a fuoco per la prima volta da Andrea Busiri Vici nella monografia che, sebbene datata, resta a tutt'oggi il più valido e completo contributo sul pittore romano ("Andrea Locatelli e il paesaggio romano del Settecento",Roma,Ugo Bozzi,1976). Ad esso si è aggiunto il recente saggio biografico-critico di Rossella Leoneper il "Dizinario Biografico degli Italiani" (vol.66,2006,ad vocem) che esamina nuovamente le fonti sul pittore e gli inventari che documentano le sue opere nelle collezioni italiane del Settecento. Anche i dipinti emersi dopo quella data,tra cui lo Splendido "Paesaggio fluviale" notevole anche nelle dimensioni,venduto da Christie's a Milano il 25 maggio 2011 a 170.000 € (lotto 57),confermano Locatelli come il più importante pittore di paesaggio del Settecento romano,certamente alla pari con il più noto Jan Frans van Bloemen, l'Orizzonte, e più di lui sensibile a una natura che,sebbene idealizzata in osservanza della poetica dell'Arcadia, non richiedeva le vestigia dell'Antichità -rovine architettoniche e frammenti scultorei - per essere protagonista di tele richieste dai principali collezionisti italiani, primi fra tutti i principi Colonna e i duchi Rospigliosi. Caratterizzato da uno specchio d'acqua centrale,il nostro inedito dipinto può confrontarsi,anche nella articolazione dei primi piani scanditi da folte macchie arboree,con altri paesaggi catalogati da Busiri Vici (1976,cit.,nn.85,115 e 278) che, come questo, esaltano alberi e cielo in composizioni essenziali ed in qualche modo reminiscenti dei grandi modelli seicenteschi di Gaspar Dughet e del tardo Salvator Rosa. Del tutto inedito è invece il motivo dell'edificio sulla sponda opposta dello specchio d'acqua, e del suo riflesso. Di particolare qualità le figure che animano il primo piano del paesaggio,anch'esse allusive all'innocente serenità di un' ideale Età dell'Oro,perduta ma ancora possibile a rintracciarsi nella quiete agreste della campagna romana. Ben definite nei panneggi e sapientemente ombreggiate, ci riportano alla prima formazione di Andrea Locatelli come pittore di figura nella bottega romana di Biagio Puccini. In definitiva, la tela in esame,notevole anche per lo stato di conservazione, costituisce un'aggiunta significativa al catalogo dell'artista. La cornice, coeva, è riadattata.

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Natura morta di Giovanni Crivelli
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Natura morta di Giovanni Crivelli

Uccelli palustri in uno stagno

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Natura morta di Giovanni Crivelli

Uccelli palustri in uno stagno

Olio su tela. La tela può essere ricondotta con certezza al già cospicuo catalogo del più giovane Crivelli, chiamato per l'appunto Crivellino per distinguerlo dal padre e maestro, Angelo Maria. Spetta peraltro a quest'ultimo, attivo a Milano fin verso il 1730, l'invenzione di una serie di soggetti animalistici ambientati all'aperto a lungo ripetuti nella bottega condivisa col figlio, e dunque l'elaborazione di un repertorio di motivi destinati ad essere variamente replicati. Pur riprendendoli secondo una sua personale declinazione di stile, Giovanni saprà accrescerli grazie al diretto contatto con la bottega di Felice Boselli, nella quale potrebbe aver completato la propria formazione, come proposto da Ferdinando Arisi che a più riprese si è occupato dei due artisti milanesi e della relazione del più giovane con il parmigiano Boselli; le sue ricerche sono riassunte nella monografia Crivellone e Crivellino (Piacenza, 2004) corredata da un ampio corredo illustrativo e dal catalogo generale di entrambi, a cui si rimanda per confronti specifici. Strettamente riconducibile al repertorio di Angelo Maria è il soggetto di questo dipinto, che si palesa tuttavia come opera di Giovanni in virtù del colorismo acceso e della pennellata sfrangiata, oltre che per un maggior dinamismo dei suoi protagonisti, uccelli palustri spesso ricorrenti e in questo caso confrontabili con quelli presenti nella composizione di raccolta privata "Airone, germano reale, fagiano di montagna e uccelli acquatici" già a Casalmaggiore, Galleria d'Orlane pubblicata per la prima volta come opera del Crivellino da Alessandro Morandotti (in "La Natura Morta in Italia". A cura di Federico Zeri, Milano 1989, I, p. 300 e fig. 354) e riprodotta a colori da Ferdinando Arisi (2004, pp. 570-71, tav. 163). Ulteriori confronti sono infine da proporre con la composizione raffigurante "Anatre e uccelli acquatici" di raccolta privata genovese (Arisi 2004, p. 588, tav. 208). Già restaurato e ritelato; telaio nuovo .In cornice coeva.

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