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25 cm 253 cm

28 cm 393 cm

1 cm 13 cm
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PITTURA ANTICA

In questa sezione si possono trovare tutte le opere di pittura antica disponibili nel nostro catalogo online. Un’ampia e raffinata selezione che comprende paesaggi, nature morte, ritratti, volti, soggetti sacri, scorci e vedute con cui poter arricchire ogni ambiente della tua casa.

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San Francesco in estasi, 1847
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San Francesco in estasi, 1847

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San Francesco in estasi, 1847

Olio su tela. In basso a sinistra presente un doppio monogramma AL -LB e la data 1847. San Francesco in contemplazione della Croce nel deserto roccioso, volge il capo in estasi verso la luce che proviene dall'alto. Il dipinto è presentato in cornice di fine '800.

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Venere e le Grazie Danzano davanti a Marte
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Venere e le Grazie Danzano davanti a Marte

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Venere e le Grazie Danzano davanti a Marte

Olio su tela. Scuola Nord-Italia. Nella scena quattro fanciulle danzano, accompagnandosi con diversi strumenti: Venere, che si distingue per la corona sul capo, batte su un triangolo, le tre Grazie hanno un tamburello e delle nacchere. In basso al centro, un fanciullo le accompagna con il flauto, mentre sulla sinistra, seduto su una roccia appoggiato alla sua spada, le osserva il dio Marte. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice antica ridorata.

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Ritratto di Eleonora Lampugnani
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Ritratto di Eleonora Lampugnani

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Ritratto di Eleonora Lampugnani

Olio su tela. Scuola lombarda. La ricca dama ritratta è accompagnata dalla scritta identificativa in alto a destra che recita "Eleonora Lampuniana Nupta N.V. Bartolomei De Cornu 1478": si tratta quindi di Eleonora Lampugnani moglie di Bartolomeo Del Corno. La famiglia Lampugnani è un' antica famiglia patrizia di Milano (il nome deriva dal quartiere Lampugnano), con residenze a Legnano e Busto Arsizio, e alla quale Filippo Maria Visconti (duca di Milano) assegnò nel XV secolo il feudo di Trecate; il marito della nobildonna apparteneva invece alla nobile famiglia piemontese Corno (in origine detta Del Corno). La nobildonna è ritratta in piedi, in splendida veste riccamente ricamata e impreziosita da pizzi; essa poggia la mano su un prezioso cofanetto intarsiato in avorio, probabilmente un monetiere, simbolo di ricchezza e potere, sormontato peraltro da un vaso con fiori, simbolo piuttosto di vanità. Il dipinto presenta un restauro antico sulle mani, che risultano di qualità inferiore rispetto a quella del volto, delle vesti, del vasetto di vetro. Il dipinto proviene da antica collezione lombarda. La data 1478 riportata con la scritta, risulta poco consona all'abbigliamento cinquecentesco: secondo il racconto della famiglia di provenienza del dipinto, la data che compariva prima dell'ultimo restauro era 1578, e si tratterebbe pertanto di una modifica fatta erroneamente dal restauratore.

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La Fuga in Egitto
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La Fuga in Egitto

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La Fuga in Egitto

Olio su tela. Scuola italiana. La scena ricca di figure, propone la Sacra Famiglia in cammino verso l'Egitto, guidata da un Angelo e dall'alto assistita da altri angioletti. Inserite in un classico paesaggio italiano, le figure sono raffigurate in una dimensione molto terrena: il Bambino, seppur aureolato, dorme tranquillo in braccio alla Madre; Maria, che indossa un inconsueto copricapo da pellegrina, incrocia lo sguardo con il suo sposo Giuseppe, il quale mentre con un gesto tenero (le poggia una mano sul ginocchio) la sta rassicurando, dialoga intanto con l'Angelo da cui si fa indicare la strada. Ritelato, il dipinto presenta alcune cadute di colore che necessitano di restauro. E' in cornice adattata, di fine '800- inizio '900.

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Allegoria dell'Amore
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Allegoria dell'Amore

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Allegoria dell'Amore

Olio su tela. Scuola nord-europea. Si tratta di una divertente scena allegorica dell'amore profano, che vuole dimostrare come tutte le persone, di qualunque ceto sociale e di tutte le età, possono cadere nella trappola dell'innamoramento. Lo sfondo della tela è occupato da una enorme nassa, la rete a canestro usata in alcuni tipi di pesca, sopra l'imbocco della quale siede un putto violinista, intento a suonare; la nassa è affollata di coppie, mentre una sfilata di altre cammina davanti ad essa per raggiungerne l'entrata. Tra di esse vi sono coppie di anziani e di giovani, coppie di ricchi e di poveri, nobili, borghesi e proletari: tutti hanno espressioni liete e leggere, si lanciano sguardi innamorati o guardano benevolmente alla felicità degli altri. All''interno della nassa è presente addirittura una coppia di reali, che corrispondono per fattezze e abbigliamento all'elettore palatino della Renania, Giovanni Guglielmo del Palatinato-Neuburg e alla seconda moglie Anna Maria Luisa de'Medici. Al retro del dipinto è presente un'etichetta che riporta una storica attribuzione a Jan Frans Douven (1656-1727): l'artista olandese che dal 1682 si trasferì a Düsseldorf come pittore ufficiale alla corte dell'elettore palatino della Renania, realizzando soprattutto scene della vita quotidiana del principe e della sua seconda moglie. L'etichetta confermerebbe quindi l'ambito di attribuzione ad artista del XVII-XVIII secolo del nord-Europa. Il dipinto proviene da collezione storica milanese. Presenta tracce di restauri e un rattoppo. In cornice in stile.

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Ritratto di Bartolomeo De Olevano
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Ritratto di Bartolomeo De Olevano

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Ritratto di Bartolomeo De Olevano

Olio su tela. Scuola lombarda. E' il ritratto in piedi di un uomo in armatura, in atteggiamento fiero, quasi in movimento, la mano poggiata sull'elsa della spada; in alto a sinistra uno stemma; in basso a destra un cartiglio dipinto con lunga scritta in latino, che identifica l'uomo. Si tratta di Bartolomeo III Olevano, appartenente alla potente famiglia dei nobili Olevano, feudatari di numerose località del pavese e della Lomellina (ove ancora esiste il loro castello), che ebbe gran voce nelle vicende di Pavia e del suo contado fino al secolo XVIII. Bartolomeo III, nato nel 1512, si dedicò all'arte della guerra per quarant'anni, compiendo numerose e onoratissime imprese, fu prefetto di Mortara e Novara durante la dominazione di Carlo V, maestro dei militi e ambasciatore di Filippo II. Nel cartiglio sono riassunte le sue imprese più importanti: è disponibile traduzione del testo. Lo stemma raffigurato presenta a sinistra la pianta dell'ulivo da cui la famiglia prese il nome. Il dipinto proviene da importante collezione di famiglia storica lombarda.

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Tiziano Vecellio, copia da
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Tiziano Vecellio, copia da

Mater dolorosa

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Tiziano Vecellio, copia da

Mater dolorosa

Olio su tela. Copia di soggetto realizzato da Tiziano, che ne fece tre differenti autografe, differenti l'una dall'altra per la posa della Madonna: 1. Mater Dolorosa con mani aperte (olio su marmo, al Museo del Prado di Madrid); 2. Mater Dolorosa con mani giunte (olio su tavola al Museo Cerralbo, Madrid); 3. Mater Dolorosa con mani giunte (olio su tavola, passata in asta , New York, 06-04- 2006). Queste opere risalgono alla metà del XVI secolo, ma successive ad esse, e su tela, ne esistono altre varianti, attribuite all'artista veneziano e alla sua bottega. E' risaputo che Tiziano introducesse anche piccole variazioni nelle sue repliche autografe per rafforzarne l'effetto di autenticità. Questa copia, risalente al secolo successivo, è comunque di ottima qualità esecutiva. Sul retro è presente un monogramma (in finestra della tela apposta) che probabilmente è la firma dell'artista. Il dipinto, restaurato e ritelato, è presentato in cornice antica.

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Paesaggio Nord-Europeo
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Paesaggio Nord-Europeo

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Paesaggio Nord-Europeo

Inchiostro e acquarello su carta. Scuola fiamminga. Al retro etichetta di provenienza da importante collezione privata. Il disegno, abbozzato, propone la veduta di un'ampia vallata dal sentiero sulla collina che entra in un folto d'alberi. Presentato in cornice in stile.

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Ritratto di Monarca Scozzese
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Ritratto di Monarca Scozzese

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Ritratto di Monarca Scozzese

Olio su tela. Intenso e di qualità, il dipinto raffigura un monarca della casa reale di Scozia. Intorno al ritratto, in cornice ovale dipinta, si trovano alcune scritte: in alto a sinistra compare il nome Rober(t), in basso a sinistra il titolo Rex e a destra l'abbreviazione Scot, che sta per Scotorum; la scritta in alto a destra non è identificabile, ma parrebbe essere un acronimo. L'uomo ritratto indossa un cappello e una giubba ornati di pelliccia d'ermellino, considerata la pelliccia più nobile riservata ai reali. Egli porta al collo un ciondolo dorato, che raffigura due foglie con il frutto del cardo, che in araldica simboleggia la Scozia. La scritta e il ciondolo rimandano pertanto a un Roberto di Scozia, probabilmente della dinastia che regnò nel XIV secolo. Il ritratto è stato peraltro eseguito nel periodo ottocentesco romantico, ricorrendo probabilmente per ispirazione a qualche incisione antica. Restaurato e ritelato, è presentato in cornice in stile.

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Natura Morta con Frutta e Gallina
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Natura Morta con Frutta e Gallina

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Natura Morta con Frutta e Gallina

Olio su tela. Scuola italiana. La composizione presenta un insieme di frutta (anguria, pere, pesche e melograni) e verdura (una grande zucca e dei cavolfiori a sinistra) poggiati liberamente su un ripiano; a destra, probabilmente in piedi sulla scaletta del pollaio che si intuisce appena, spicca una fiera gallinella. La composizione, già ritelata e restaurata, necessita di pulizia e restauro per lievi cadute di colore. E' presentata in cornice in stile.

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Paesaggio con Edificio e Figure
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Paesaggio con Edificio e Figure

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Paesaggio con Edificio e Figure

Olio su tavola di rovere. Scuola fiamminga. L'edificio raffigurato è un casolare dal tetto di paglia fortemente spiovente, tipico dei paesi nordici: si tratta di una locanda, come segnala la ghirlanda appesa in alto all'esterno, richiamo per i viandanti; l'uscio è aperto e si intravvede all'interno un avventore seduto al tavolo, mentre un viandante sta entrando. All'esterno, un pescatore sul pontile che dà su uno stagno. All'intorno una folta vegetazione. Il dipinto è presentato in cornice in stile.

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Giovanni Ghisolfi, ambito di
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Giovanni Ghisolfi, ambito di

Scena di arresto in paesaggio con rovine

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Giovanni Ghisolfi, ambito di

Scena di arresto in paesaggio con rovine

Olio su tela. Nella scena ,ambientata in mezzo a rovine di strutture classiche, numerose figure assistono alla cattura di un uomo da parte di soldati a cavallo: l'aureola intorno al capo e la fisionomia dell'uomo arrestato, piuttosto anziano, farebbero pensare a S.Pietro apostolo, arrestato più volte dai romani prima di subire il martirio. L'attribuzione al Ghisolfi nasce dal gusto del pittore seicentesco per le scene con figure di fantasia o derivate da storia mitizzata, inserite in architetture pittoriche, per il cui gusto anticipa le scelte di Andrea Locatelli e Giovanni Paolo Pannini. Il dipinto, già restaurato e ritelato, è presentato in cornice dorata di fine '800.

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Scena di Battaglia
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Scena di Battaglia

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Scena di Battaglia

Olio su tela. Scuola mittel-europea. Al retro presente monogramma No.S. e cifre di probabile inventario. Il dipinto ricorda opere di area austriaca. Raffigura una battaglia tra cavalieri, dominato in primo piano dallo scontro tra due di essi. Il dipinto proviene da una collezione storica lombarda. Ancora in prima tela e in telaio originale; al retro sono presenti rattoppi e segni di restauri antichi, ed e' stata peraltro sottoposta a ulteriore restauro pittorico e riparativo, presso il nostro laboratorio. Cretto ben marcato. Il dipinto è presentato in cornice anch'essa originale e coeva, laccata.

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Dipinto di Paesaggio con Figure
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Dipinto di Paesaggio con Figure

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Dipinto di Paesaggio con Figure

Olio su tela. Scuola centro-Italia. Un paesaggio montuoso, sfumato a sinistra e incorniciato dalle fronde del grande albero in primo piano, che occupa tutto il quadrante superiore destro del dipinto, è di sfondo ad una scena drammatica sul sentiero in basso al centro, ove alcune piccole figure raccontano probabilmente un agguato nel bosco, alla svolta della strada. Già restaurato e ritelato. Presentato in cornice di fine '800.

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Paesaggio Marino Dipinto
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Paesaggio Marino Dipinto

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Paesaggio Marino Dipinto

Olio su tela. Delicatissima ed accurata composizione, dedicata al "dramma" del mare e delle tempeste: alcune barche a vela, cariche di figure umane, piccole ma accuratamente descritte, sono in balia delle alte onde che minacciano di spingerle sugli scogli vicini. La tipologia di figure e la loro realizzazione sono vicine ai modi di Francesco Guardi, il pittore veneziano del XVIII secolo, che si distinse per le opere permeate di atmosfere particolari, fantastiche, contemplative, permeate di sentimento. Il dipinto è stato ritelato in antico.

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Maddalena Penitente
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Maddalena Penitente

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Maddalena Penitente

Olio su tela. Scuola fiamminga. La Maddalena è raffigurata secondo i suoi attributi iconografici tradizionali: nel deserto, discinta e con i lunghi capelli sciolti, con il libro delle Sacre scritture e in atteggiamento di contemplazione estatica; di fianco a lei, il teschio quale "memento mori", cioè richiamo alla caducità della vita. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice in legni antichi riadattati.

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Gerrit Van Honthorst, ambito di
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Gerrit Van Honthorst, ambito di

Gesù davanti a Caifa

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Gerrit Van Honthorst, ambito di

Gesù davanti a Caifa

Olio su tela. Il dipinto riprende l'opera del maestro olandese Gerrit Van Honthorst, realizzata nel 1617 e oggi conservata alla National Gallery di Londra. Olandese di nascita, van Honthorst giunse a Roma poco dopo la morte di Caravaggio, di cui assimilò lo stile, che gli valse il soprannome di “Gherardo delle Notti". A Roma l'artista fu ospitato dalla famiglia Giustiniani, che gli commissionò l'opera per la sua collezione privata, ove essa rimase sino al 1804. Portata dapprima a Parigi presso la collezione Bonaparte, dopo ulteriori passaggi di proprietà, giunse infine a Londra nel 1922. Il dipinto racconta l'episodio drammatico dell'incontro tra il sacerdote Caifa e Gesù, durante la sua Passione. Tutta la parte superiore è occupata dal buio: il vuoto, il nulla, fanno concentrare l'attenzione sui due protagonisti e sul dramma che si sta svolgendo. La scena è fortemente statica, quasi bloccata in un momento preciso, l'atto accusatorio del sacerdote nei confronti del Cristo, a sottolineare l'intensità del dramma interiore, profondamente doloroso. Nella scena, Caifa è a sinistra, seduto al tavolo su cui è posato il libro della Legge ebraica, e solleva il dito in tono accusatorio; Gesù è a destra, in piedi, le mani legate, in atteggiamento umile. Al centro una candela, unica fonte di luce, che fa da raccordo tra il volto di Caifa e quello di Gesù, che si incontrano in un gioco di sguardi lungo una linea diagonale, e di cui la luce artificiale sottolinea impietosamente il contrasto espressivo, grottesco e arrabbiato quello del sacerdote, sofferente, ma luminoso e composto quello del Cristo. Sullo sfondo, dietro i due protagonisti, sono presenti le figure di altri sommi sacerdoti. Sono solo ombre nel buio, attendono il giudizio e le loro facce sono avvolte nell'oscurità che aumenta la tensione. Ben si coglie, nel contrasto di luci e ombre, nell'intensità degli sguardi, l'impronta caravaggesca. La tela qui proposta, di dimensioni circa la metà dell'originale, ma fedele nei moduli stilistici e interpretativi, fu probabilmente commissionata in misure ridotta da chi aveva apprezzato l'originale a palazzo Giustiniani. Essa è stata restaurata e ritelata nel XIX secolo. Sul retro sono scritti alcuni nomi, indicazione di proprietà. Cornice in stile.

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Dipinto Allegorico
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ARTPIT0001237
Dipinto Allegorico

Putti che giocano a carte

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Dipinto Allegorico

Putti che giocano a carte

Olio su tela. Nella scena, ambientata in un interno ma con ampia finestra che inquadra un paesaggio, tre putti seduti su panchetti giocano con delle carte, tentando di costruirne un castello. Restaurato.

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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate
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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate

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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate

Olio su tela. Scuola lombarda. Il dipinto raffigura in primo piano sulla sinistra, all'ombra di alberi frondosi, i due santi seduti sopra dei massi, che dividono un pane; S. Paolo rivestito tradizionalmente di pelli d'animale, S. Antonio abate con l'abito dell'ordine e in mano il libro di preghiere. I due santi sono stati spesso raffigurati insieme perchè presentano molti tratti in comune: entrambi vissuti nel terzo secolo, entrambi egiziani, giovanissimi lasciarono tutte le loro proprietà per dedicarsi ad una vita di completa solitudine, vivendo in preghiera e povertà. Sant'Antonio Abate è stato uno dei più famosi eremiti nella storia della Chiesa. Anche San Paolo l'Eremita visse tutta la sua vita nel deserto in completa solitudine, secondo la narrazione agiografica nutrito solo dal pane che un corvo regolarmente gli portava. All'avvicinarsi della sua morte fu visitato da Sant'Antonio Abate, con il quale appunto condivise questo pane. In questa raffigurazione, il contesto paesaggistico non rimanda alle terre desertiche dell'Egitto, ma sono collocati piuttosto in un paesaggio nordico, alpino. Sulla destra un paesaggio eremitico, seppur verdeggiante e con un piccolo corso d'acqua in basso a destra. Il dipinto, già restaurato e ritelato, presenta una crettatura molto evidente. E' presentato in cornice in stile.

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La Fuga di Enea da Troia
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ARARPI0057135
La Fuga di Enea da Troia

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La Fuga di Enea da Troia

Olio su tela. Tutta la scena è giocata sui chiaroscuri del nero e del rosso, con le alte fiamme che divampano tra le torri e le guglie della città: in primo piano le figure di Enea con il padre Anchise in spalla e il figlioletto Ascanio al fianco, mentre fuggono dalla città; a destra, in secondo piano, il cavallo di Troia. Seppur vicino allo stesso soggetto di Alessio De Marchis (1684-1752), il dipinto rimanda piuttosto come stile alla pittura fiamminga. Restaurato e ritelato. E' presentato in cornice antica.

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