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Giuseppe Valsecchi
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Giuseppe Valsecchi

Due Paesaggi Montani

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Giuseppe Valsecchi

Due Paesaggi Montani

Dipinti a olio su compensato. Entrambi firmati in basso. Al retro si trovano ulteriore firma, con i titoli, che identificano le località ritratte, e le date. La più grande (44 x34 cm), del 1947, raffigura Valle Cordevole (Bellluno); la seconda (39.5 x 35), del 1962, raffigura La Grignetta dal Pian dei Resinelli. L'artista lecchese Giuseppe Valsecchi, pur avendo condiviso l'impegno umano e sociale del movimento milanese di Corrente (a cui aderirono artisti quali Guttuso, Treccani, Sassu), non trascurò una vena più altamente evocativa ed intimistica che si coglie sia nella produzione di ritratti che in quella dei paesaggi, ispirati dalle vedute dalle finestre delle sue abitazioni.

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Jean-Pierre Thénot
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Jean-Pierre Thénot

Paesaggio Svizzero 1857

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Jean-Pierre Thénot

Paesaggio Svizzero 1857

Litografia a colori. Firmata e datata in basso a sinistra. Jean-Pierre Thénot è stato un pittore francese disegnatore e incisore, autore di trattati sulla pittura. La litografia propone uno scorcio paesaggistico con alte cascate sulla destra, probabilmente le cascate di Staubbach nel Canton Berna, ed è animata da figurine di pastori con il gregge e coppie in galante passeggiate; al centro del paesaggio è inserito uno chalet. La litografia fa parte di una serie di scorci paesaggistici della Svizzera. L'opera è presentata in cornice dorata coeva.

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Ernesto Alcide Campestrini
ARARNO0122037
Ernesto Alcide Campestrini

Dal Terrazzo Lungomare Lavagna 1972

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Ernesto Alcide Campestrini

Dal Terrazzo Lungomare Lavagna 1972

Olio su faesite. Firmato in basso a sinistra. Al retro il titolo, la data e l'ubicazione del paesaggio. L'artista milanese, figlio del famoso pittore Alcide Davide Campestrini, si dedicò alla natura morta, alla pittura di figura e al paesaggio alpino, con una tecnica legata alla scuola paterna ed alla tradizione tardo ottocentesca. In cornice in stile.

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Giulio Cisari
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Giulio Cisari

Val d'Aosta

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Giulio Cisari

Val d'Aosta

Olio su compensato. firmato in basso a destra. Al retro ulteriore firma e il titolo. Nato a Como, Giulio Cisari si diplomò all'Accademia di Brera, ove poi fu anche docente per molti anni. Attratto dal colore, affrontò prima la pittura di paesaggio, per dedicarsi poi al bianco e nero. Sotto la guida di A. De Carolis, si perfezionò in tutte le tecniche di riproduzione, dalla litografia all'incisione su rame, trovando nella xilografia il suo mezzo espressivo preferito. Fu anche illustratore. Opera in cornice.

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Mario Sturani
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Mario Sturani

Scena Boschiva 1926

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Mario Sturani

Scena Boschiva 1926

Tecnica mista su carta. Firmato e datato in basso a destra. L'artista torinese Mario Sturani aderì negli anni giovanili al Movimento futurista. Dal 1927 iniziò la sua collaborazione con la manifattura di ceramiche Lenci, dove seppe rinnovare il repertorio formale e decorativo delle ceramiche Lenci in chiave antiretorica, rifuggendo gli stilemi dell'arte di regime. Pur nell'ambito della riproduzione seriale, Sturani seppe esprimere la libertà inventiva dell'ispirazione artistica: sulle superfici dei vasi, ad esempio, traspose i soggetti naturalistici a lui cari, trasfigurandoli a volte in toni favolistici; in altri casi un certo gusto déco, i ritmi dinamici d'ascendenza futurista o le scomposizioni cubiste, al pari delle eleganti stilizzazioni novecentiste. Tra il 1928 e il 1930 Sturani dipinse una serie di quadri di piccole dimensioni, dai toni intimisti, raffiguranti paesaggi o nature morte. Per oltre un trentennio Sturani svolse anche l'attività di entomologo, nell'ambito dell'Istituto di entomologia agraria dell'ateneo torinese, e i suoi studi furono ampiamente apprezzati anche dal mondo accademico per il valore scientifico e il rigore metodologico con il quale furono condotti. Il piccolo disegno qui presentato appartiene alla produzione giovanile di Sturani, ancor prima della collaborazione con la manifattura Lenci. In questo scorcio di campagna con boschi e cerbiatti, si ritrova la sua propensione a trasfondere in chiave favolistica i paesaggi che riproduce. In cornice a vista.

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Carlo Aimetti
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Carlo Aimetti

Dintorni di Selva alta Val Gardena

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Carlo Aimetti

Dintorni di Selva alta Val Gardena

Olio su compensato. firmato in basso a destra, con la cifra romana XX del calendario fascista, corrispondente all'anno '42. Al retro etichetta della Galleria Duomo, per mostra personale dell'artista del novembre 1942, con il titolo. Originario della provincia di Varese, Carlo Aimetti si è dedicato prevalentemente al paesaggio, dipingendo con tecnica personale giardini, parchi, montagne, marine, laghi. In particolare si ricorda la sua produzione dedicata ai paesaggi della natia Valle Ceresio e della Valle Intelvi. Cornice coeva.

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Domenico De Bernardi
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Domenico De Bernardi

Paesaggio

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Domenico De Bernardi

Paesaggio

Olio su tavola. Firmato e datato in basso a sinistra. Al retro presente timbro "Domenico De Bernardi -Besozzo", ad autentica. La pittura del De Bernardi si inserisce nel solco della tradizione paesaggistica lombarda di stampo otto-novecentesco. Egli visse sempre a Besozzo, suo paese natale della provincia di Varese, ma viaggiò parecchio, in Italia e fuori d'Italia raccogliendo impressioni e ricercando, per riviverli nella sua opera, paesaggi nuovi; in particolare raccolse nuove suggestioni da un viaggio in Libia negli anni trenta, dal quale tornò con una tavolozza più vivace e mediterranea. Il paesaggismo fu il genere che predilesse, ma fu spesso attratto anche, con risultati altrettanto significativi, dalla 'natura morta'. Il piccolo paesaggio qui presentato è uno scorcio di colline su cui svettano cime più alte sullo sfondo, forse proprio le zone prealpine d'origine dell'artista; un piccolo borgo riempie il centro della scena, nella quale spiccano in particolare i diffusi steccati delle coltivazioni. L'opera è presentata in cornice coeva.

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Noel Quintavalle (Noelqui)
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Noel Quintavalle (Noelqui)

Paesaggio 1927

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Noel Quintavalle (Noelqui)

Paesaggio 1927

Olio su tela. Firmato e datato in basso a sinistra. Al retro è presente cartiglio con l'indirizzo dello studio dell'artista e il titolo dell'opera; a matita è presente inoltre annotazione del proprietario (anch'egli pittore) "Dono dell'autore, 19-03-1930". Noel Quintavalle (noto con lo pseudonimo Noelqui), nativo di Ferrara ma cresciuto e formatosi artisticamente a Milano, fu artista poliedrico. Laureato in architettura, si formò alle arti da autodidatta, ma dopo la grande guerra a cui partecipò attivamente, si distinse velocemente ed espose in numerose mostre nazionali e internazionali; nel frattempo svolse anche attività letteraria pubblicando vari volumi (satira, fiabe, novelle, memorie della guerra) e si cimentò anche con la scultura e la xilografia. La sua produzione pittorica, iniziata come divisionista, fu poi influenzata dalla sintesi della pittura moderna. I soggetti a lui più cari furono il ritratto (con predilezione per le figure femminili particolari, quali le ballerine) e il paesaggio. Il paesaggio qui presentato - uno scorcio collinare, con una ampia veduta che si apre dal sentiero sotto l'albero frondoso - appartiene al periodo del Noelqui ancora vicino al Divisionismo, in cui egli utilizzava una tecnica a pennellate piccole, quasi puntiformi, dando una maggiore luminosità e circondando ogni elemento o figura di una magica aura. L'opera è presentata in cornice coeva.

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Daniele Fontana
ARARNO0119514
Daniele Fontana

Paesaggio Montano

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Daniele Fontana

Paesaggio Montano

Olio su cartone. Firmato in basso a destra. Nato a Milano, Daniele Fontana lavorò spesso a Roma, dividendosi tra l'attività di disegnatore satirico e illustratore e quella di pittore figurativo e di genere. Grande caricaturista, sua è anche la raffigurazione di "donna turrita" dell'Italia, per anni simbolo ufficiale del governo e dello Stato italiano. Nell'ultimo periodo di vita aveva il suo studio a Lenno, sul Lago di Como, di cui questo paesaggio ritrae uno scorcio. Il dipinto è presentato in cornice anni '30, con cadute della doratura.

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Luigi Bini
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Luigi Bini

Paesaggio Montano

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Luigi Bini

Paesaggio Montano

Olio su tela. Firmato in basso a sinistra. Grande scorcio di declivi montani e cima innevata, con baite. L'artista toscano Luigi Bini fu pittore, ceramista e scultore, che non si sentiva legato alle tecniche tradizionali ma amava sperimentarne di nuove. Le sue opere pittoriche, tra le quali prevalgono i ritratti e gli studi di figura, furono realizzate prevalentemente a pastello e a tempera per conseguire vivaci e morbidi passaggi cromatici mediante ampi tocchi di pennello. L'opera proposta è presentata in cornice in stile.

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Gaetano Valbusa
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Gaetano Valbusa

Golfo di Maderno

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Gaetano Valbusa

Golfo di Maderno

Olio su tela. Firmato in basso a sinistra. Al retro ulteriore firma e il titolo. Nato nel 1905, Gaetano Valbusa lavorò per oltre quarant'anni come operaio nelle Officine Mecaniche bresciane, fino alla pensione, dedicandosi alla pittura solo come passione. Paesaggista, grazie alle trasferte di lavoro potè ritrarre "en plein air" scorci di tutto il mondo, anche se gli scorci dei luoghi bresciani sono il soggetto più ricorrente. Affiliato alla Associazione Artisti Bresciani, potè esporre le sue opere e farsi conoscere dalla critica. Nelle sue tele i paesaggi sono permeati di grande serenità e tranquillità, elegia di ricordi sereni di vita vissuta. Il dipinto qui proposto presenta uno scorcio di una località del Lago di Garda. E' presentato in cornice.

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Giulio Cesare Vinzio
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Giulio Cesare Vinzio

Libeccio

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Giulio Cesare Vinzio

Libeccio

Olio su tavola. Firmato in basso a destra. Al retro ulteriore firma, il titolo e cartiglio della Galleria Dedalo di Milano. Giulio Cesare Vinzio, artista di origine livornese, si forma artisticamente a Firenze, frequentando lo studio di Giovanni Fattori. Nella campagna intorno a Firenze egli comincia a dipingere paesaggi dal vero, con protagonisti buoi, contadini, cavalli paesaggi della Maremma, resi con colori accesi e forti contrasti cromatici. Dall'inizio del Novecento, mentre espone in tutta Italia e all'estero, si trasferisce in Piemonte e si avvicina alla pittura divisionista: pur continuando a prediligere i paesaggi agresti e le realtà bucoliche, li rappresenta nelle atmosfere dei crepuscoli, dei notturni, delle albe, realizzati non più con pennellate ampie, ma piccoli tratti divisi tra loro. Nel 1921 entra a far parte del Gruppo Labronico, che lo riavvicina al naturalismo verista delle origini. L'opera qui presentata propone uno scorcio di una spiaggia maremmana, battuta dal libeccio, il vento che spira dal sud in tutto il Mediterraneo. La tecnica è quella del realismo, utilizzando pennellate ampie e sovrapposte. In cornice.

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Eruzione di Cenere dal Vesuvio del 1822
ARAROT0150393
Eruzione di Cenere dal Vesuvio del 1822

ARAROT0150393
Eruzione di Cenere dal Vesuvio del 1822

Gouache su carta. Scuola napoletana del XIX secolo. Al retro in basso etichetta con il titolo. La gouache rientra nella produzione tipica da Grand Tour, che rese il golfo di Napoli e le vedute del Vesuvio soggetti ricorrenti e privilegiati della pittura vedutistica ottocentesca. Le sfumature rosate del cielo che si riflettono sul vulcano fumante e gli azzurri del cielo e del mare creano un'atmosfera tipicamente romantica. La scena è animata da numerose figure di popolani e barche di pescatori. L'opera è presentata in cornice fine '800.

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Vittore Antonio Cargnel
ARARNO0157851
Vittore Antonio Cargnel

Il Mulino Abbandonato Pofabbro 1928

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Vittore Antonio Cargnel

Il Mulino Abbandonato Pofabbro 1928

Olio su tela. Firmato in basso a destra. Al retro ulteriore firma, il titolo e la data. Nato a Venezia nel 1872, Vittore Antonio Cargnel si iscrisse all'Accademia di Venezia, ma la sua formazione avvenne soprattutto nello studio di Cesare Laurenti, noto e stimato pittore di tendenza simbolista, e nell'osservazione delle opere di Ciardi, Favretto e Nono. Partecipò alle prime tre edizioni della Biennale di Venezia, con opere di carattere tra il simbolista e l'intimista; successivamente la sua produzione, prevalentemente paesaggistica, si fece particolarmente attenta alle variazioni atmosferiche. Nel 1910 si trasferì a Sacile, ove rimase sino alla disfatta di Caporetto, per tornare poi a Milano ove rimase sino alla morte , nel 1931. L'opera qui presentata appartiene al suo ultimo periodo, e propone uno scorcio di Pofabbro, frazione della Val Colvera, nelle Prealpi carniche, ove l'artista trascorse i suoi ultimi anni di vita. L'opera è presentata in cornice coeva.

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Paesaggio firmato Zocchi
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Paesaggio firmato Zocchi

Paesaggio con Covone

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Paesaggio firmato Zocchi

Paesaggio con Covone

Olio su tavola. Firmato G. Zocchi in basso a destra. Si tratta probabilmente di opera tarda del pittore fiorentino Guglielmo Zocchi, più noto per le vivaci scene di genere di ambientazione greco-romana, che gli valsero grande successo soprattutto all'estero. Rara la produzione paesaggistica. Il dipinto è presentato in cornice coeva con mancanze.

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Alfonso Corradi
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Alfonso Corradi

Ricovero del Tridente 1916

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Alfonso Corradi

Ricovero del Tridente 1916

Olio su cartone. Firmato in basso a destra. Al retro presente il nome con il titolo, che ubica il piccolo scorcio in Macedonia nel 1916, durante la I guerra mondiale. Alfonso Corradi, nato in Emilia ma formatosi e vissuto poi a Milano, fu studente di ornato all'Accademia di Brera e per alcuni anni si dedicò anche alla scenografia. Si specializzò nel paesaggio e intraprese una carriera espositiva concentrata soprattutto a Milano. Il soggetto qui proposto, benchè a carattere paesaggistico, rientra in una produzione rara di una serie di piccoli quadretti, quasi bozzetti, che riconduce alla prima guerra mondiale, in particolare alla spedizione militare di un corpo italiano in Macedonia nel 1916, inviata dal governo allo scopo di contrastare le forze austro-ungariche e bulgare nel corso della prima guerra mondiale e di controllare quel territorio. Non si ha peraltro ha documentazione della partecipazione diretta del pittore a tale campagna bellica. Il dipinto è in cornice.

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Achille Zambelli
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Achille Zambelli

Paesaggio con Fiume 1910

ARAROT0124265
Achille Zambelli

Paesaggio con Fiume 1910

Olio su cartone. Firmato in basso a sinistra. Al retro ulteriore firma e la data. Il paesaggio collinare, attraversato da un torrente, è opera dell'artista lariano Achille Zambelli, la cui produzione pittorica si ritrova in diversi luoghi comaschi, città ove visse e lavorò per anni come insegnante all'Istituto Carducci. Nel 1923 lo Zambelli realizzò presso il museo delle scienze Casartelli di Como una serie di affreschi raffiguranti la storia del mondo animale e vegetale. Nel 1927, in occasione del "Convegno internazionale dei fisici", evento le cui sessioni scientifiche si tennero a Como nelle sale dell'Istituto Carducci e che richiamò nella città i padri della fisica moderna, Zambelli realizzò nelle decorazioni alle pareti della sala del Congresso - ribattezzata Sala dei Nobel - i medaglioni con i nomi dei Congressisti. Opera in cornice.

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Fortunato Zangli
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Fortunato Zangli

Lago di Como, S. Martino di Bellagio

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Fortunato Zangli

Lago di Como, S. Martino di Bellagio

Olio su tela. Firmato in basso a destra. Al retro il titolo. Scorcio del Lago di Como, visto dal lato lecchese del lago, in corrispondenza della chiesetta di San Martino di Lierna, chiesetta di epoca romanica che si trova percorrendo la strada medievale che scende dal borgo di Casate al borgo di Grumo. E' opera dell'artista milanese Fortunato Zangli, che su distinse come paesaggista. L'opera è presentata in cornice mancante di listelli esterni.

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Giuseppe Gheduzzi
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Giuseppe Gheduzzi

Paesaggio Piemontese

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Giuseppe Gheduzzi

Paesaggio Piemontese

Olio su tavola. Firmato in basso a destra. Al retro presente etichetta della Galleria Bolzani di Milano, con il titolo dell'opera. Nato a Crespellano (BO) inel 1889 dal pittore Ugo Gheduzzi, Giuseppe apprende dal ui i primi rudimenti dell'arte insieme ai fratelli Cesare, Mario e Augusto. Dopo l l'esordio a Vignola nel 1907 con il dipinto Paesaggio alpestre, Giuseppe Gheduzzi affina la sua formazione a Torino presso l'Accademia Albertina in qualità di allievo di Andrea Marchisio e di Paolo Gaidano. Lasciata l'Accademia collabora con il padre per la realizzazione delle scenografie del Teatro Regio. Giuseppe è un abile paesaggista: dipinge scorci e panorami veneziani, vedute dei laghi e delle valli piemontesi e della riviera ligure. Ma, a differenza del fratello Cesare ,eccelle anche nei dipinti di interni con figure e nei temi orientalisti: particolarmente apprezzati da pubblico e critica sono infatti le sue scene di genere e i dipinti che raffigurano interni di botteghe di artigiani, antiquari e stalle. Nel corso della sua vita Giuseppe partecipa a moltissime rassegne della Promotrice alle Belle Arti di Torino e al Circolo degli Artisti di Torino, e realizza diverse mostre personali. Muore a Torino il 21 maggio 1957. rientra nella sua vasta produzione paesaggistica anche questa veduta della campagna piemontese, con una figurina solitaria che cammina sul sentiero. L'opera è presentata in cornice coeva.

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Angelo Del Bon
ARARNO0142076
Angelo Del Bon

Alberi sulla Riva del Lago

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Angelo Del Bon

Alberi sulla Riva del Lago

Olio su tela. firmato in basso a destra. Sul retro sono presenti: timbro della Galleria Annunziata di Milano ed etichetta di partecipazione a mostra presso la stessa, ulteriore cartiglio di mostra del 1951 presso la Galleria d'Arte il Grattacielo di Legnano, altri due timbri di ulteriori gallerie d'arte. Il dipinto è corredato di autentica su foto con timbro del Catalogo generale delle opere di A.Del bon e numero di catalogazione. Nato a Milano e formatosi all'Accademia di Brera, come allievo di di Alciati, Angelo Del Bon esordì a Monza nel 1924 alla mostra del ritratto femminile. Nel 1926 partecipò alla seconda mostra del Novecento italiano, ma si discostò subito da tale movimento e dalla sua pesantezza e staticità, ricercando piuttosto una maggiore lievità di tinte e spostando l'interesse dalla forma al colore, per arrivare ad un definizione essenzialmente cromatica del quadro, sulle suggestioni anche del postimpressionismo. Dal 1930, anno in cui fu nuovamente presente alla Biennale di Venezia, iniziò il dialogo con la natura e la descrizione nitida del paesaggio lombardo, puntando a una definizione più chiara e luminosa dello spazio circostante. A partire dal 1932, giunse a un azzeramento totale dei valori di superficie, introducendo ampi squarci di bianco e definendo una sua tecnica peculiare, che prevedeva l'applicazione sulla tela di un consistente strato di bianco di zinco, procedendo successivamente con impasti di colore puro e raschiature per lasciar emergere la preparazione dal fondo. Il Del Bon ottenne opere di una chiarezza e luminosità assolute, accentuate dall'uso di tinte pastello, che dal 1933 in poi caratterizzarono i suoi quadri. Dipinse prevalentemente paesaggi lombardi; dal 1941 iniziò la serie delle nature morte e dei fiori. Nel 1940 costituì con l'amico Grossetti la galleria Annunciata, alla quale il Del Bon diede in esclusiva tutta la sua produzione. L'opera è presentata in cornice in stile.

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