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2300 € 15500 € Applica

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23 cm 226 cm

17 cm 198 cm

2 cm 43 cm
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Arte antica, icone, arte contemporanea, pittura antica, arte dell'800 e del '900

 


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Scena mitologica di Giovanni Battista Recchi
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Scena mitologica di Giovanni Battista Recchi

Danae e la pioggia d'oro

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Scena mitologica di Giovanni Battista Recchi

Danae e la pioggia d'oro

Olio su tela. In questa splendida rappresentazione, di committenza certamente privata e laica, il pittore si confronta con il tema della Danae, soggetto della mitologia greca amato e praticato da pittori del calibro di Tiziano, Correggio, Orazio e Artemisia Gentileschi, Rembrandt e altri ancora, fino a Klimt. Il mito narra che Zeus fecondò la mortale Danae attraverso una pioggia dorata; da questa unione fu generato il semidio Perseo. Nel nostro dipinto la pioggia dorata si trasforma in monete d'oro, ciascuna individuabile con un conio del periodo. Su una delle monete che cadono dal cielo vi è apposta la firma del pittore, cosa rara per un dipinto antico, che permette di attribuire con certezza il dipinto e che testimonia l'importanza che l'opera aveva all'epoca per l'autore e che riveste attualmente per gli studi della pittura Lombarda del Seicento. Sullo sfondo si intravede una città che si affaccia su un lago, con tutta probabilità una raffigurazione d'epoca della città di Como, città natale del Recchi. E' plausibile che il committente privato del dipinto avesse a che fare con il cambio delle valute data la precisione con cui sono descritti i conii delle monete che cadono dal cielo. Lo stile del dipinto appartiene ancora al tardo manierismo lombardo, praticato anche da pittori del calibro di Simone Peterzano (il maestro di Caravaggio), ma già attento alla descrizione della realtà, del dato naturale, come appare chiaro nella rappresentazione delle foglie appassite sopra la testa di Danae, una lezione che in Caravaggio troverà piena maturazione. Il dipinto, ritelato e con tracce di restauro coerente con lo stile e l'epoca, è in condizioni molto buone. Presentato in cornice dorata in stile.

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Dipinto di Carlo Cignani
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Dipinto di Carlo Cignani

Allegoria dei cinque sensi,1670/1680

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Dipinto di Carlo Cignani

Allegoria dei cinque sensi,1670/1680

Olio su tela. Restaurato e ritelato. Questo splendido dipinto rappresenta uno dei modelli di maggior successo e dunque più volte replicato dall'artista bolognese, nel corso dell'ottavo decennio del '600. Nato a Bologna da nobile famiglia , Cignani fu probabilmente il più stimato pittore della città ai suoi tempi, paragonabile per posizione a quella di Carlo Maratta a Roma. Formatosi dapprima con G.B. Cairo, continuò la sua formazione presso lo studio di Francesco Albani. Dopo una parentesi romana, sarà nuovamente a Bologna dal 1665, e vi rimarrà fino al 1684, anno della sua definitiva partenza per Forlì. Negli anni '70 lo studio del Cignani era oramai affermatissimo e lavorava per le più importanti famiglie patrizie, come i Davia, Albergati e Sampieri a Bologna, i Farnese a Parma e i Pallavicini a Roma. Tra i committenti anche famiglie patrizie nord europee come il re di Polonia, il principe Schonborm. Il carico di lavoro spinse Cignani ad acquisire come aiutanti Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, validissimi aiutanti sia nelle numerose esecuzioni d'affreschi che nel completare dipinti su tela. Proprio a questo periodo storico appartiene questa Allegoria dei sensi,di cui si conoscono numerose versioni, due delle quali passate sul mercato antiquario, ed altre in collezioni private. In particolare se ne possono identificare quattro, nelle quali la composizione pittorica non cambia: un gruppo di figure disposte in masse triangolari illuminate in primo piano su un fondo scuro, cui fanno da contorno un resto architettonico da un lato e un paesaggio dall'altro. Non è possibile determinare quali versioni e parti siano autografe; difficilmente nella bottega del Cignani, come nella regola di tutte, si può parlare di autografo o di copia in senso assoluto: sono opere compiute a più mani, dove il contributo del maestro variava di volta in volta dall'esecuzione del disegno al tocco finale. La versione più vicina alla nostra per qualità ed anche per dimensioni della tela, è quella presente nella Galleria Pallavicini di Roma, eseguita su commissione del Cardinale Lazzaro Pallavicini e databile fra il 1668 e il 1679. La Carità o La Maternità, costituirono uno dei temi più volte replicati dall'autore ed in questo caso la madre circondata dai suoi cinque figlioli diviene allegoria dei sensi, rappresentati da alcuni elementi narrativi: la campanella per l'udito, il mazzolino di fiori per l'olfatto, il lattante al seno per il gusto, lo specchio per la vista e la carezza per il tatto. La composizione è condotta con un'attenzione classicista che rimanda alla lezione del Reni, con la creazione della figura della madre gentilmente composta e arrotondata, pervasa da calma decorosa. I fanciulli, dipinti in pose aggraziate e leggere, con resa vivida e realistica della carnagione, rimandano alla lezione del Correggio, che in effetti, fu la principale fonte d'ispirazione del Cignani, attraverso una linea che dall'opera dei Carracci si trasmise a Francesco Albani. Dal temperamento pensoso e introspettivo, Cignani fu particolarmente sensibile alle suggestioni poetiche del dolce ed aggraziato naturalismo correggesco, del quale si sentì moderno interprete, secondo dei canoni che indicano anche il cambiamento del gusto della pittura bolognese nella seconda metà del '600, dalla fase più vigorosa dei Carracci ad uno stile più dolce ed aggraziato. Secondo il Malvasia Cignani in modo particolare “ cercò un mezzo tra la forza dè Carrazzi e la dolcezza di Guido”. Il dipinto è presentato in cornice d fine '800.

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Adrien Manglard, Paesaggio con scena cavalleresca
ARTPIT0000867

Adrien Manglard, Paesaggio con scena cavalleresca

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Adrien Manglard, Paesaggio con scena cavalleresca

Olio su tela. Nel dipinto campeggia in primo piano una scena cavalleresca, probabilmente ispirata alla "Gerusalemme Liberata" del Tasso, che vede due guerrieri bardati con corazza ed elmo piumato, scudi imbracciati e spade sguainate, entrambi fiancheggiati da due dame, in procinto di affrontarsi in duello per il possesso di una cassetta posta al suolo tra i due contendenti; assistono alla contesa un terzo cavaliere con drappo rosso su un cavallo baio e un quarto in piedi di spalle, appoggiato a un doppio bastone, anch'essi in completa tenuta di guerra. La scena è ambientata in una gola montuosa con un torrione sulla destra, dinanzi a una "marina con il mare in tempesta" e una "veduta costiera" sullo sfondo. Il dipinto si inserisce con significativo rilievo nel catalogo di Adrien Manglard per la singolarità della scena figurativa abbinata alle conclamate doti di paesaggista, espresse queste ultime dal gusto della originale inventiva e della sua esplicazione prospettica, dalla resa sia delle rocce che delle onde e delle isole lontane. L'attribuzione al Manglard può essere confermata dai raffronti con diverse sue opere di simile ambientazione, essendo egli stato un affermato pittore di "marine", tanto in tempesta che in serene atmosfere di quiete. A tal scopo è possibile consultare la monografia di S. Maddalo (Adrien Manglard 1695-1760, Multigrafica editrice, Roma 1982) con particolare riferimento alle figure 34-39 e 41, incentrate su "marine" di simile ambientazione, tra cui il Ciclo di Palazzo Ducale Colorno, le tele del Museo Guéret e del Palazzo Boncompagni Ludovisi e l'affresco di Palazzo Chigi. In tali dipinti ritroviamo analoghi e talvolta quasi corrispondenti parametri inventivi, con una combaciante veste pittorica, della tela in oggetto. In essa va sottolineata in particolare la suggestiva resa del cielo tempestoso e del mare in burrasca, attestante l'attenta osservazione di questi fenomeni da parte del Manglard. Peraltro la sua validità anche come pittore di figura è comprovata da un esame generale del suo curriculum, tra cui in particolare la "Chiamata dei primi apostoli", databile al 1731. Nel dipinto è presente sigla AM sulla cassetta raffigurata in basso al centro. L'opera è accompagnata da expertise attributiva del prof. Giancarlo Sestieri. Restaurata e ritelata; è presentata in cornice in stile.

15.000,00€

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