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120 € 18000 € Applica

dimensioni opera


7 cm 226 cm

9 cm 210 cm

0 cm 61 cm

33 cm 52 cm
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Nel nostro catalogo puoi trovare Oggetti e Opere d'Arte dal XVI° secolo fino ai giorni nostri.

Arte antica, icone, arte contemporanea, pittura antica, arte dell'800 e del '900.
 


 

 

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Vincenzo Caprile
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Vincenzo Caprile

Bagno Rosso a S. Giovanni

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Vincenzo Caprile

Bagno Rosso a S. Giovanni

Olio su tela. firmato in basso a destra. Al retro etichetta di Galleria d'arte di Milano; sul telaio il titolo. La località citata rimanda alla spiaggia di S.Giovanni a Teduccio, quartiere di Napoli est fino al 1925, fino a metà del secolo zona agricola. Il dipinto propone uno scorcio di una spiaggia popolare, con barche in secca e animata da figurine femminili sotto un ombrellone. Ben rientra nella produzione pittorica di Vincenzo Caprile, il pittore napoletano che, formatosi artisticamente alla Scuola di Belle arti di Napoli, ebbe modo di avvicinarsi anche alla Scuola di Resina, corrente pittorica italiana sviluppatasi sulla scia del verismo e affine al movimento dei macchiaioli, ove potè sperimentare la resa dal vero del paesaggio e della natura. Benchè si affermasse anche nella pittura di ritratti, divenendo il ritrattista ufficiale dei Savoia, Caprile predilesse sempre la pittura di paesaggi e i ritratti delle figure popolari: in particolare si fece interprete della sua città natale, Napoli, di cui raffigurò scorci cittadini e delle campagne, le scene di genere popolare, i personaggi caratteristici e soprattutto le belle popolane. Attraverso una pennellata agile, un colore luminoso e tenero, capace di delicate sfumature, ben interpretato anche attraverso la tecnica del pastello, Caprile si affermò come pittore di maniera con una ampia produzione. Il dipinto è presentato in cornice coeva.

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Lorenzo Lippi, ambito di
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Lorenzo Lippi, ambito di

San Rocco confortato dall'angelo

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Lorenzo Lippi, ambito di

San Rocco confortato dall'angelo

Olio su tela. La grande scena rappresenta un momento della vita di San Rocco, il pellegrino e taumaturgo francese che è considerato il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste , e successivamente di tutti i flagelli e le catastrofi che hanno colpito l'umanità. Anche oggi, nel 2020, a seguito della pandemia in corso, il Santo è stato oggetto di preghiere e invocazioni a protezione dal virus in molteplici comunità cristiane in tutto il mondo. Il santo è raffigurato durante la prigionia, che lo condurrà alla morte, a cui fu sottoposto a Voghera durante il suo rientro dall'Italia in Francia, con l'accusa di spionaggio perchè, misero e lacero, non riconosciuto da nessuno, non seppe giustificare il suo passaggio in terre martoriate e sospettose. Nell'opera appaiono molti degli attributi iconografici del Santo: egli indossa solo il mantello, i calzari e la fibbia che reggeva la borraccia legata al torace; ai suoi piedi si trovano il tabarro ed il bastone del pellegrino; alla sua destra è un cane con un tozzo di pane che, secondo la leggenda, l'animale rubava dalla mensa di un ricco mercante per sfamare il santo malato; sulla sua coscia sinistra si intravvede la piaga, segno della malattia che lo colpì. L'opera è attribuita all'ambito di Lorenzo Lippi (1606-1684), artista toscano del XVII secolo, riconoscibile nello stile asciutto e improntato al vero, ma in particolare per le posture e le conformazioni anatomiche peculiari delle figure da lui raffigurate: si confronti ad esempio la corrispondenza stretta tra l'angelo del nostro quadro con quello del sacrificio di Isacco, conservato a S. Lucia di Montecastello, ma anche quella tra la postura di Isacco, seduto ma reclinato all'indietro, con le gambe aperte come il San Rocco, in una posa che sembra appartenere specificamente alla produzione dell'artista. Di Lorenzo Lippi, che fu non solo pittore ma anche letterato, ricordiamo che la produzione pittorica fu quasi totalmente dedicata al soggetto religioso e devozionale, eseguita tanto per una clientela pubblica (chiese cittadine e del contado), che privata; anche nella produzione di ritratti, che furono il motivo del suo passaggio a Innsbruck come pittore di corte, i soggetti da ritrarre venivano spesso inglobati in scene sacre. Per secoli la figura di artista del Lippi godette di pochi riconoscimenti, venendogli mosse le critiche di essere "troppo tenace" nel restare fedele al suo stile, fatto di una "pura e semplice imitazione della natura", come se fosse stato un artista privo di inventiva propria e poco incline ad abbracciare le novità pittoriche introdotte sulla scena artistica; in particolare mancano nella sua produzione le estrosità del barocco e l'adesione al gusto della corte medicea, improntata al fasto e alla sensualità dei modelli, rimanendo essa invece legata agli arcaicismi del secolo precedente, in particolare quelli di Santi da Tito, con la motivazione di voler restare vicino al sentire religioso del popolo fiorentino e delle sue confraternite. Le sue composizioni peraltro rispondono a puntuali equilibri formali e narrativi, con regie sceniche illuminate in maniera netta, dal disegno quasi neorinascimentale, con posture plastiche che ben sottolineano il sentimento del personaggio, con caratterizzazioni nitide dei volti e delle mani, in particolare quest'ultime sempre impegnate in una gestualità esplicita e dimostrativa dei contenuti della scena. Il dipinto qui proposto, già restaurato e ritelato, è presentato in cornice in stile.

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Giulio Da Vicchio
ARARNO0080672

Giulio Da Vicchio

Sull'uscio (Sicilia)

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Giulio Da Vicchio

Sull'uscio (Sicilia)

Olio su tela Firmato in basso a destra. Al retro presente titolo e ulteriore firma. Figlio del famoso Ferruccio Rontini, che gli fu maestro nella formazione artistica e di cui non volle mantenere il cognome per non sfruttarne la celebrità, Giulio Da Vicchio ebbe artisticamente un primo periodo formativo legato alla sua terra d'origine, il Mugello e al soggiorno a Livorno, volto alla ricerca di una completezza tecnica, allo studio del "vero" e all'assorbimento di emozioni, di atmosfere e di valori umani. I soggetti principali di questo periodo sono soprattutto paesaggi ma e' presente in questa pittura lo studio e l'interesse verso i pensionati, i contadini ed i pescatori, soggetti che poi diventeranno caratterizzanti della sua pittura. Il secondo periodo, coinciso con il suo matrimonio, è quello dell' esperienza in Sicilia e del rapporto fremente con questa terra. Giulio da Vischio viene letteralmente fulminato da quell'atmosfera piena, ricca anche di mistero e con moltissime cose da scoprire, che lo porta a rileggere gli stessi soggetti preferiti, i volti dei contadini e dei pescatori, rappresentati come gruppi quasi scultorei di figure fuse, legate tra loro nei gesti che caratterizzano da sempre il loro lavoro per glorificare la vita. Solo nel terzo periodo della sua vita Da Vicchio passa ad una interpretazione paesaggistica intimista e poetica. Il dipinto qui proposto rientra nella produzione del secondo periodo. E' presentato in cornice a vassoio.

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