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Esiste un modo per raccontare l’indicibile?

memoria

Danuta Czech prova ad usare gli strumenti di lavoro della storica per raccontare Auschwitz: a partire dai documenti salvati dalla distruzione degli archivi, dai racconti dei testimoni, dagli atti dei processi, dalle pochissime foto rimaste, ci consegna questo “Kalendarium. Gli avvenimenti dei campi di Auschwitz-Birkenau”, giorno per giorno, dal 1939 al 1945.


Si parte nel febbraio del 1940 con l’individuazione di alcune caserme polacche di artiglieria nel territorio di Oswiecim. Già il 29 aprile Rudolf Hoss viene nominato comandante del futuro campo di concentramento di Auschwitz. Il 29 maggio 40 prigionieri del campo di Dachau (un Kapo e 39 polacchi ginnasiali di Lodz) sono distaccati nel nuovo sito per recintarlo con filo spinato. E’ l’inizio dei lunghissimi lavori di costruzione e ampliamento del campo.

Nel corso degli anni successivi prenderà forma intorno al lager principale un universo concentrazionario formato da campi satelliti, a partire da Birkenau, con le sue camere a gas e il sistema di forni crematori (nei documenti il compiacimento della soluzione di problemi tecnici complessi), con i campi satelliti legati alle grandi industrie che usavano i prigionieri come forza lavoro. Una rara foto aerea del 1944 ci dà l’idea dell’immensità del complesso.


La cosa che impressiona di più in questo calendario è l’annotazione giornaliera degli arrivi dei convogli, ma
soprattutto l’allucinata contabilità dei numeri tatuati sui bracci dei prigionieri, un particolare che distingue
Auschwitz da tutti gli altri campi del Reich.
“29 maggio 1943: Nel campo zingari di Birkenau nascono tre bambini, che ricevono i numeri da Z8197 a
Z8199. Il numero 122556 lo riceve un detenuto internato da Katowice”.
Sono annotate anche le morti.
“15 dicembre 1942: Nell’obitorio del campo principale sono portati i cadaveri di 76 detenuti”.
“1-30 novembre 1943: Nel campo femminile del KL Auschwitz-Birkenau hanno perso la vita1603 detenute
registrate, di cui 394 sono state uccise nelle camere a gas”.


Morti anonime
, tutte tranne quelle di chi ha provato a ribellarsi o a fuggire: “16 luglio 1943: Durante un tentativo di fuga, il detenuto politico polacco Marian Gondek (n.62579) è catturato e rinchiuso nel bunker del Blocco 11. Viene fucilato il 29 luglio 1943”. Nel campo ci sono poi i laboratori dove i prigionieri fanno da cavie (famosi gli esperimenti del dottor Mengele sui gemelli: c’è la testimonianza di un medico costretto a collaborare nelle autopsie sui corpi dopo i trattamenti).
“19 giugno 1944: Nel reparto sperimentale del dottor Clauberg sono alloggiate 348 detenute destinate ad
esperimenti”.


Il 26 febbraio 1944 troviamo una notazione che ci risuona più di altre: “Con un trasporto proveniente dal campo di Fossoli, in Italia, sono giunti 650 uomini, donne e bambini ebrei. Dopo la selezione 95 uomini, contrassegnati con i numeri da 174471 a 174565, e 29 donne, che ricevono i numeri da 75669 a 75697, sono internati nel Lager. Uno degli uomini è Primo Levi (n. 174517). Le altre 526 persone sono
uccise nelle camere a gas”.


Il Kalendarium si chiude con i terribili giorni dell’inizio del 1945: la folle evacuazione dei campi, l’inizio di quella “marcia della morte” che tanti sopravvissuti hanno descritto “18 gennaio 1945: La sera tutti i detenuti del KL Monowitz, vengono radunati sul piazzale dell’appello e disposti in colonne di 1000 detenuti l’una”.Il 27 gennaio l’Armata Rossa libera il campo. Un lavoro immane, questo di Danuta Czech, ma forse anche questo scavare nella storia fino alle ricostruzione tenace di giorni perduti è un modo per provare a restituire un briciolo di dignità alle vittime: di alcuni Czech riesce persino a dirci il nome.


“Se questo è un uomo”….

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