Tavolino Luigi Caccia Dominioni

Anni 60

Codice:  MODTAV0001429

non disponibile

Tavolino Luigi Caccia Dominioni

Anni 60

Codice:  MODTAV0001429

non disponibile
Dettagli Prodotto

Anni 60

Designer:  Luigi Caccia Dominioni

Produzione:  Azucena

Modello:  Fasce Cromate

Periodo:  1960 - 1969

Paese produzione:  Italia

Materiale:  Metallo Laccato , Ottone Cromato , Vetro

Descrizione:
Tavolino; metallo laccato, ottone cromato, vetro.

Condizione prodotto:
Prodotto in buone condizioni, presenta piccoli segni di usura.

Dimensioni (cm):
Altezza: 40
Larghezza: 80
Profondità: 80

Informazioni aggiuntive

Luigi Caccia Dominioni:
Luigi Caccia Dominioni nasce a Milano il 7 dicembre 1913. Cugino di Paolo Caccia Dominioni. Compie l'intero ciclo di studi, fino al Liceo Classico, presso l'Istituto Leone XIII di Milano, retto dai Gesuiti. Nel 1931 si iscrive alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano. Si laurea nel 1936 e consegue l'abilitazione professionale a Venezia. Nel 1936, con i fratelli Livio e Piergiacomo Castiglioni, apre uno studio professionale. Presta il servizio militare dal 1939 al 1943, ma rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale di Salò e deve riparare in Svizzera. Dal 1945 riprende la sua attività di architetto, dapprima con il collega Castiglioni, poi, dal 1946, con proprio studio professionale. Nel 1947 si dedica alla produzione (Azucena) di arredi e oggetti di design con l'architetto Ignazio Gardella. Lavora soprattutto a edifici di Milano e provincia: Casa Caccia Dominioni in piazza S.Ambrogio (1947/50); edificio in piazza Carbonari (1960/61); palazzo delle Cartiere Binda (1966); complesso residenziale a San Felice, con Vico Magistretti (1967/75); Chiesa di S.Biagio a Monza (1968). Si trasferisce nel Principato di Monaco nel 1975, dove costruisce il grattacielo di Parc Saint Roman.

Azucena:
Quella dell'Azucena è una storia nata dal dialogo tra produttore, architetto, artigiani e clienti. Tutto comincia nel 1947, quando un gruppo di giovani milanesi - Luigi Caccia Dominioni, Corrado Corradi Dell'Acqua, Ignazio Gardella, Maria Teresa e Franca Tosi - decide di avviare la produzione di mobili disegnati da alcuni di loro per potere disporre di un repertorio di arredi pronti, dai divani fino alle maniglie, dai tavoli ai fermaporte, per le case che vanno progettando. Sono mobili e oggetti 'sperimentali' che modificano la consuetudine, contemplando l'impiego senza preconcetti di materiali nuovi, spesso accostati a quelli tradizionali in modo del tutto sorprendente. Persino la realizzazione è laboriosa e complessa perché i loro componenti sono molteplici e possono provenire indifferentemente dall'industria o dall'artigianato. La lacca, l'ottone cromato lucido, il cristallo rivelano una costante ricerca di luminosità, di brillantezza, di trasparenze, nei materiali come nelle finiture e nei colori, per rifuggire da una convenzionale severa opacità. Gli arredi sono spesso chiamati in modo prosaico (Imbuto, Boccia, Fasce Cromate, Ventola, Toro) ad indicare, in una sintetica visione organicistica, una forma, un principio costitutivo; in altri casi i nomi sono ricavati dal toponimo (Arenzano, Bordighera, Sant'Ambrogio o San Siro) utilizzato per designare la specifica architettura che originariamente li conteneva e dava ragione del loro disegno. Alla base, dunque, di ogni singolo pezzo Azucena esiste una particolare condizione architettonica che esso continua a riverberare, riproducendo l'eco di una ragione d'essere. L'eco è riconoscibile anche nelle numerose varianti di materiali e rifiniture che Azucena concorda sempre con l'architetto e il cliente per corrispondere ad uno specifico interno; una varietà comunque progettata per condizioni nuove senza tradire mai l'identità dei mobili originari. Si tratta di una collezione unica che conta più di centocinquanta pezzi, certi mantenuti in vita da più di 50 anni, grazie ad una produzione a tutto campo che coinvolge artigiani italiani di altissimo livello. Il nome Azucena - mutuato dalla zingara del Trovatore, combattuta tra l'amore materno e quello figliale - esprime al meglio la filosofia di questa azienda milanese ormai storica, interprete, da un lato, di una colta sapienza artigianale e, dall'altro, generatrice di una razionalità della produzione in serie.

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