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Giorgio Bellandi
ARARCO0154918
Giorgio Bellandi

Studio per Affresco 1965

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Giorgio Bellandi

Studio per Affresco 1965

Tecnica mista su carta. In basso sono presenti la firma, la data e il titolo. E' un omaggio alla grande imprenditrice polacca, fondatrice dell'omonima casa cosmetica Helena Rubinstein, realizzato nell'anno della sua morte. Giorgio Bellandi, nato a Milano nel 1931, è stato pittore scenografo di grande talento. Appassionato di arte fin da giovanissimo, frequenta l'Accademia di Brera ed entra a far parte attivamente dell'ambiente artistico milanese di quegli anni. Bellandi lavora come scenografo al Teatro alla Scala di Milano e debutta come pittore negli anni '50 aderendo al Realismo esistenziale, movimento artistico molto attivo a Milano nella seconda metà degli anni cinquanta, diventando uno degli esponenti di tale corrente. Il Realismo esistenziale si basava originariamente sulla ricerca di qualcosa di diverso, di un'alternativa sia alla pittura informale sia agli effetti dell'esistenzialismo, soprattutto politico, che aveva preso piede a causa dei danni causati dalla II Guerra Mondiale. Ideologicamente questi artisti avevano in comune il rifiuto verso gli autoritarismi e verso i conformismi sociali e politici, in un ambiente orientato complessivamente a sinistra. Bellandi è un artista dotato di talento e creatività, amante della liberà di espressione e della bellezza, ed esegue opere dalla lettura interessante con tonalità cromatiche intense ma armoniose. Appassionato del Lago di Como, spesso veniva sul Lario in cerca di relax e ispirazione. Nel '64 egli partecipa alla Biennale di Venezia e nel '65 è invitato alla IX Quadriennale di Roma. Pittore molto attivo, realizza moltissime mostre in territorio Nazionale ed Internazionale, fino alla malattia che purtroppo gli fu fatale, nel 1976. L'opera è presentata in cornice.

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Giorgio Bellandi
ARARCO0154934
Giorgio Bellandi

Studi per le "Persecuzioni" 1964

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Giorgio Bellandi

Studi per le "Persecuzioni" 1964

Gruppo di quattro tecniche miste su carta, firmate e datate 8/10/64 singolarmente, e ulteriore firma con titolo sotto la composizione in cornice. Si tratta di bozzetti preparatori per le opere che l'artista espose alla mostra, studiata e realizzata nel 1967-68 con l'amico Amilcare Rambelli presso la Galleria del Grattacielo a Milano. Giorgio Bellandi, nato a Milano nel 1931, è stato pittore scenografo di grande talento. Appassionato di arte fin da giovanissimo, frequenta l'Accademia di Brera ed entra a far parte attivamente dell'ambiente artistico milanese di quegli anni. Bellandi lavora come scenografo al Teatro alla Scala di Milano e debutta come pittore negli anni '50 aderendo al Realismo esistenziale, movimento artistico molto attivo a Milano nella seconda metà degli anni cinquanta, diventando uno degli esponenti di tale corrente. Il Realismo esistenziale si basava originariamente sulla ricerca di qualcosa di diverso, di un'alternativa sia alla pittura informale sia agli effetti dell'esistenzialismo, soprattutto politico, che aveva preso piede a causa dei danni causati dalla II Guerra Mondiale. Ideologicamente questi artisti avevano in comune il rifiuto verso gli autoritarismi e verso i conformismi sociali e politici, in un ambiente orientato complessivamente a sinistra. Bellandi è un artista dotato di talento e creatività, amante della liberà di espressione e della bellezza, ed esegue opere dalla lettura interessante con tonalità cromatiche intense ma armoniose. Appassionato del Lago di Como, spesso veniva sul Lario in cerca di relax e ispirazione. Nel '64 egli partecipa alla Biennale di Venezia e nel '65 è invitato alla IX Quadriennale di Roma. Pittore molto attivo, realizza moltissime mostre in territorio Nazionale ed Internazionale, fino alla malattia che purtroppo gli fu fatale, nel 1976.

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Mario Francesconi
ARARCO0154374
Mario Francesconi

Senza Titolo 1958

ARARCO0154374
Mario Francesconi

Senza Titolo 1958

Olio su tela. Firmato e datato in basso a destra. L'opera di forte impatto emotivo, propone uno sfondo quasi monocromatico viola, in cui si inseriscono pochi tratti in bianco e nero a definire una sagoma rannicchiata a sinistra, forse una forma umana, raccolta e chiusa su se stessa. Nato nel 1934 a Viareggio, dove vive tuttora, il pittore e scultore Mario Francesconi è considerato uno dei pochi superstiti del Dadaismo, che dalla fine degli anni Cinquanta ha attraversato le stagioni dell'arte italiana ed europea in una ricerca spiccatamente personale di forme e di tecniche. A partire dalla sua prima personale nel 1959 sviluppa un percorso artistico che attraversa diverse fasi, spesso riconducibili alla passione per le materie povere e di recupero. La sua attività artistica si muove tra gli ambiti della pittura, della scultura, del collage e dell'installazione e confina con gli adiacenti ambiti della poesia e della letteratura, anche grazie ad amicizie e rapporti professionali con alcune tra le più significative figure del mondo intellettuale italiano della seconda metà del secolo scorso, da Emilio Villa a Cesare Garboli, da Leonardo Sciascia a Mario Luzi, da Cesare Zavattini a Pier Paolo Pasolini, da Alfonso Gatto a Sandro Penna a Venturino Venturi. L'opera è presentata in cornice.

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Manifesto Anti-Razzista 1968
ARARCO0154941
Manifesto Anti-Razzista 1968

ARARCO0154941
Manifesto Anti-Razzista 1968

Stampa su carta. Raro manifesto anti-razzista che, come da dicitura in basso, fu pubblicato come supplemento alla rivista "MAI" del giugno '68 , nella serie "I manifesti di MAI di Giò" (Giorgio Tavaglione). Si tratta di un manifesto dei movimenti beat che si diffusero in Italia negli anni 1967-1968: grazie all'utilizzo del ciclostile, che permise la stampa in proprio di numerosissimi volantini, manifesti, antologie poetiche, piccole plaquette e soprattutto riviste, i giovani beatniks crearono un canale di informazione alternativo che rappresentò il veicolo di diffusione primario dei principi che animavano il movimento beat, in contrapposizione ai circuiti culturali e di comunicazione ufficiali. All'interno delle riviste, e in generale nelle varie attività beat, la scrittura poetica assunse un ruolo essenziale come parte integrante della pratica di dissenso, poiché rappresentava una delle principali forme d'espressione e di affermazione di un diverso ideale di vita, nonché di una diversa idea di collettività. Giorgio Tavaglione fu uno degli esponenti artistici più noti del movimento beat: da completo autodidatta Giò disegnò i poster, i flyer e le cover delle prime riviste underground italiane degli anni '60; sparito per anni dopo un viaggio in India , ricomparve successivamente come disegnatore di tarocchi e talismani nella cui realizzazione trasferì la sua sua eccellente qualità grafica, il suo tipico stile meticoloso e fantasioso, esoterico e visionario. Opera in cornice.

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Amilcare Rambelli
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Amilcare Rambelli

Senza Titolo 1964

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Amilcare Rambelli

Senza Titolo 1964

Tecnica mista su carta. Firmata e datata a sinistra. L'opera appartiene alla produzione degli ani '60 di Amilcare Rambelli, periodo in cui l'artista milanese, pittore, illustratore ma soprattutto scultore, volge la sua produzione verso l'esterno, alla ricerca di un coinvolgimento dello spazio ambientale nel rapporto tra elementi di sistemi organici e strutture di sistemi meccanici: nasce una sequenza progettuale che prelude nelle sue sculture a complessi assemblaggi polimaterici nei quali acciaio, rame, bronzo, alluminio, plexiglas, frammenti disegnativi e pellicole trovano inediti equilibri. Si tratta di opere che tendono verso un'impostazione geometrica, tecnicamente innovative e suggestive, che aggrediscono lo spazio in ogni direzione con intenso dinamismo, testimoniando la ricerca di una consonanza tra l'artista e il proprio tempo. Nei dipinti di questo periodo, a cui appartiene anche l'opera qui presentata, Rambelli traspone sulla carta o sulla tela gli stessi progetti realizzati come scultore. L'opera è in cornice.

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Motomovimento Mondo Beat Milano 1967
ARARCO0154939
Motomovimento Mondo Beat Milano 1967

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Motomovimento Mondo Beat Milano 1967

Poster stampato a Cologno Monzese nel 1967, in edizione limitata di 500 copie. Si tratta della copia n. 7/500, valorizzata dalla dedica e firma autografa del graphic designer Giorgio Tavaglione, autore del manifesto. E' il primo manifesto del movimento beat e della cultura underground italiana, promosso a Milano dal 1966. In tal data nacque la rivista "mondo Beat", con direttore Melchiorre Gerbino, ispirata ai movimenti di protesta pacifista dei PROVO olandesi, e vicina ai movimenti anarchici italiani. I giovani beatniks crearono un canale di informazione alternativo che rappresentò il veicolo di diffusione primario dei principi che animavano il movimento beat, in contrapposizione ai circuiti culturali e di comunicazione ufficiali. All'interno delle riviste, e in generale nelle varie attività beat, la scrittura poetica assunse un ruolo essenziale come parte integrante della pratica di dissenso, poiché rappresentava una delle principali forme d'espressione e di affermazione di un diverso ideale di vita, nonché di una diversa idea di collettività. Giorgio Tavaglione fu uno degli esponenti artistici più noti del movimento beat: da completo autodidatta Giò disegnò i poster, i flyer e le cover delle prime riviste underground italiane degli anni '60; sparito per anni dopo un viaggio in India , ricomparve successivamente come disegnatore di tarocchi e talismani nella cui realizzazione trasferì la sua sua eccellente qualità grafica, il suo tipico stile meticoloso e fantasioso, esoterico e visionario. L'opera è in cornice.

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Marcello Jori
SELECTED
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ARARCO0150784
Marcello Jori

Al Piano Interiore

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Marcello Jori

Al Piano Interiore

Acrilici su tavola. Accompagnata da autentica su foto autografa dell'autore, con timbro della Galleria Verlato di Milano. L'opera qui presentata rientra nella ricca serie di opere denominate dall'artista Cristalli, per il richiamo alle geometrie di tali minerali, che egli considera contenitori di energie e di luce. Su una tavola sagomata tridimensionalmente con asimmetriche punte sporgenti, a richiamare la struttura di un cristallo, Jori dipinge elementi che emergono dallo sfondo, con scelte cromatiche che rimandano tutte alla stessa gamma ma con sfumature differenti, ad emulare i riflessi della luce. L'opera proviene da un'importante collezione privata milanese.

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Salvatore Fiume
SELECTED
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Salvatore Fiume

Isola di Statue

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Salvatore Fiume

Isola di Statue

Olio su compensato. Firmato in basso a destra. Corredato di autentica su foto della figlia. L'opera rientra nella serie dei dipinti di Salvatore Fiume noti come Città di statue e Isole di statue, in cui risulta evidente sia l'influenza della pittura rinascimentale italiana, sia quella delle opere metafisiche di maestri italiani quali Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Carlo Carrà. Città e Isole sono costituite da elementi architettonici in forme umanoidi, che riuniscono in sé pittura, scultura e architettura. Salvatore Fiume è stato un artista poliedrico, pittore, scultore, architetto, scrittore (ha pubblicato romanzi, racconti, tragedie, commedie e poesie) e scenografo (ha collaborato col Teatro alla Scala di Milano, con il Covent Garden di Londra e col Teatro Massimo di Palermo). Dopo la formazione presso il Regio Istituto d'Arte del Libro di Urbino, si trasferì a Milano dove strinse rapporti con importanti intellettuali dell'epoca, tra cui Quasimodo e Buzzati. Iniziò la sua attività come Art Director a Ivrea, ma presto si trasferì a Canzo per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, sua vera passione, pur cimentandosi anche in alcune sperimentazioni in campo scultoreo e architettonico. In occasione della sua prima esposizione, nel 1949 presso la Galleria Borromini, ottenne un grande successo di pubblico e di critica. Fiume viaggiò molto ed espose in tutto il mondo, assimilando usi, costumi, culture e atmosfere di ogni luogo in cui soggiornò e riproponendoli nelle sue opere. Nel 1993 si recò in Polinesia per visitare e lasciarsi influenzare dai luoghi in cui ha vissuto e dato vita a grandi capolavori il celebre Paul Gauguin. Le opere della maturità di Salvatore Fiume sono fortemente influenzate dall'arte di Gauguin e dalle atmosfere esotiche: tonalità calde, forti contrasti cromatici, forme semplici, temi fantastici e ambientazioni quasi metafisiche. Le protagoniste di questo periodo creativo sono spesso formose e sensuali donne mediterranee e orientali. Oggi le opere di Salvatore Fiume sono conservate in importanti collezioni private e musei italiani e stranieri, tra cui i Musei Vaticani, l'Ermitage di S. Pietroburgo, il MoMA di New York, il museo Puškin di Mosca. L'opera è incorniciata.

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Giorgio Bellandi
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Giorgio Bellandi

Decorazione Pittorica di Ante di Armadio

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Giorgio Bellandi

Decorazione Pittorica di Ante di Armadio

Olio su tavola. Firmato sulla prima anta inferiore destra. Si tratta della decorazione pittorica delle otto ante di un armadio, realizzato su misura per la famiglia committente, che compongono una grande scena astratta - quasi una scenografia ! - in cromie pastello molto delicate, in cui si intravvedono figure destrutturate, sognanti, fluttuanti. Giorgio Bellandi, nato a Milano nel 1931, è stato pittore scenografo di grande talento. Appassionato di arte fin da giovanissimo, frequenta l'Accademia di Brera ed entra a far parte attivamente dell'ambiente artistico milanese di quegli anni. Bellandi lavora come scenografo al Teatro alla Scala di Milano e debutta come pittore negli anni '50 aderendo al Realismo esistenziale, movimento artistico molto attivo a Milano nella seconda metà degli anni cinquanta, diventando uno degli esponenti di tale corrente. Il Realismo esistenziale si basava originariamente sulla ricerca di qualcosa di diverso, di un'alternativa sia alla pittura informale sia agli effetti dell'esistenzialismo, soprattutto politico, che aveva preso piede a causa dei danni causati dalla II Guerra Mondiale. Ideologicamente questi artisti avevano in comune il rifiuto verso gli autoritarismi e verso i conformismi sociali e politici, in un ambiente orientato complessivamente a sinistra. Bellandi è un artista dotato di talento e creatività, amante della liberà di espressione e della bellezza, ed esegue opere dalla lettura interessante con tonalità cromatiche intense ma armoniose. Appassionato del Lago di Como, spesso veniva sul Lario in cerca di relax e ispirazione. Nel '64 egli partecipa alla Biennale di Venezia e nel '65 è invitato alla IX Quadriennale di Roma. Pittore molto attivo, realizza moltissime mostre in territorio Nazionale ed Internazionale, fino alla malattia che purtroppo gli fu fatale, nel 1976. E' possibile realizzare l'intervento di distacco delle ante dalla struttura dall'armadio e la loro ricomposizione su pannello unitario.

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Vyacheslav Sawich Mikhailov
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Vyacheslav Sawich Mikhailov

Coppia di Disegni ad Inchiostro

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Vyacheslav Sawich Mikhailov

Coppia di Disegni ad Inchiostro

Inchiostro su carta. Uno dei due è firmato in basso a destra. Le opere dell'artista russo Vyacheslav Sawich Mikhailov sono esposte in prestigiosi musei come la Galleria Tretyakov o il Museo d'Arte Moderna di Mosca, il Museo Nazionale d'Arte Russa, il Museo d'Arte Anticonformista di San Pietroburgo. Considerato autore di stampo espressionista, realizza con tecniche diverse scene di intensa drammaticità. Il disegno qui proposto fa parte di una serie di scene piene di figure intrecciate drammaticamente tra di loro in contorsioni del corpo, con elementi allegorici e chiazze di colore spesso rosso, a evocare il sangue. In cornice.

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Vyacheslav Sawich Mikhailov
ARARCO0151421
Vyacheslav Sawich Mikhailov

Senza Titolo 1990

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Vyacheslav Sawich Mikhailov

Senza Titolo 1990

Inchiostro su carta. Firmato e datato in basso a destra. Le opere dell'artista russo Vyacheslav Sawich Mikhailov sono esposte in prestigiosi musei come la Galleria Tretyakov o il Museo d'Arte Moderna di Mosca, il Museo Nazionale d'Arte Russa, il Museo d'Arte Anticonformista di San Pietroburgo. Considerato autore di stampo espressionista, realizza con tecniche diverse scene di intensa drammaticità. Il disegno qui proposto fa parte di una serie di scene piene di figure intrecciate drammaticamente tra di loro in contorsioni del corpo, con elementi allegorici e chiazze di colore spesso rosso, a evocare il sangue. In cornice.

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Vyacheslav Sawich Mikhailov
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Vyacheslav Sawich Mikhailov

Senza Titolo 1990

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Vyacheslav Sawich Mikhailov

Senza Titolo 1990

Inchiostro su carta. Firmato e datato in basso a destra. Le opere dell'artista russo Vyacheslav Sawich Mikhailov sono esposte in prestigiosi musei come la Galleria Tretyakov o il Museo d'Arte Moderna di Mosca, il Museo Nazionale d'Arte Russa, il Museo d'Arte Anticonformista di San Pietroburgo. Considerato autore di stampo espressionista, realizza con tecniche diverse scene di intensa drammaticità. Il disegno qui proposto fa parte di una serie di scene piene di figure intrecciate drammaticamente tra di loro in contorsioni del corpo, con elementi allegorici e chiazze di colore spesso rosso a evocare il sangue. In cornice.

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Vyacheslav Sawich Mikhailov
ARARCO0151419
Vyacheslav Sawich Mikhailov

Senza Titolo 1990

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Vyacheslav Sawich Mikhailov

Senza Titolo 1990

Inchiostro su carta. Firmato e datato in basso a destra. Le opere dell'artista russo Vyacheslav Sawich Mikhailov sono esposte in prestigiosi musei come la Galleria Tretyakov o il Museo d'Arte Moderna di Mosca, il Museo Nazionale d'Arte Russa, il Museo d'Arte Anticonformista di San Pietroburgo. Considerato autore di stampo espressionista, realizza con tecniche diverse scene di intensa drammaticità. Il disegno qui proposto fa parte di una serie di scene piene di figure intrecciate drammaticamente tra di loro in contorsioni del corpo, con elementi allegorici e chiazze di colore spesso rosso a evocare il sangue. In cornice.

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Remo Bianco
ARARCO0153497
Remo Bianco

Tableau doré

ARARCO0153497
Remo Bianco

Tableau doré

Tecnica mista su compensato (pittura e fogli di carta argento). Al retro presente autentica con timbro e firma della sorella dell'artista. L'opera appartiene alla serie dei Tableaux dorés, opere realizzate dall'artista milanese Remo Bianco a partire dagli anni '50. Nato e formatosi a Milano, Remo Bianco fu allievo di De Pisis, presso il cui studio frequentò i grandi artisti del Novecento italiano (Carrà, Sironi, Savinio, Soffici, Soldati, Marini, Cantatore). Dopo la parentesi della guerra (arruolato, affondò con la sua nave e fu fatto prigioniero a Tunisi), riprese la sua attività artistica a Milano, partecipando al Movimento Nucleare e allo Spazialismo, arrivando a staccarsi completamente dalla pittura figurativa per creare opere fatte di pennellate pure. All'inizio degli anni Cinquanta cominciò a realizzare opere, pittoriche e scultoree, con materiali diversi e a sperimentare temi e tecniche differenti; a questa produzione appartengono i Tableaux dorés, composti da lamine di alluminio argentato o dorato su basi dipinte.

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Remo Bianco
ARARCO0153493
Remo Bianco

Tableau doré

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Remo Bianco

Tableau doré

Tecnica mista su compensato (pittura e fogli di carta argento). Al retro presente autentica con timbro e firma della sorella dell'artista. L'opera appartiene alla serie dei Tableaux dorés, opere realizzate dall'artista milanese Remo Bianco a partire dagli anni '50. Nato e formatosi a Milano, Remo Bianco fu allievo di De Pisis, presso il cui studio frequentò i grandi artisti del Novecento italiano (Carrà, Sironi, Savinio, Soffici, Soldati, Marini, Cantatore). Dopo la parentesi della guerra (arruolato, affondò con la sua nave e fu fatto prigioniero a Tunisi), riprese la sua attività artistica a Milano, partecipando al Movimento Nucleare e allo Spazialismo, arrivando a staccarsi completamente dalla pittura figurativa per creare opere fatte di pennellate pure. All'inizio degli anni Cinquanta cominciò a realizzare opere, pittoriche e scultoree, con materiali diversi e a sperimentare temi e tecniche differenti; a questa produzione appartengono i Tableaux dorés, composti da lamine di alluminio argentato o dorato su basi dipinte. L'opera è presentata in cornice.

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Giovanni Sesia
ARARCO0151056
Giovanni Sesia

Senza Titolo 1999

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Giovanni Sesia

Senza Titolo 1999

Tecnica mista su tavola. Firmato e datato al retro. Nato a Magenta, Giovanni Sesia non si definisce pittore e nemmeno scultore o fotografo, ma “artista”. Frequenta l'Accademia di Brera a Milano e si accosta alla pittura con dipinti dal segno forte e dai colori accesi. Dopo un'iniziale ricerca artistica nell'astrattismo e la scoperta della fotografia mezzo tecnico da affiancare all'espressività pittorica, alla fine degli anni Novanta Giovanni Sesia scopre un intero archivio fotografico di un ospedale psichiatrico in abbandono: affascinato dalle vecchie fotografie, che ritraggono volti e luoghi dimenticati, l'artista le ingrandisce e le rielabora sovrapponendovi campiture, ritocchi pittorici e inserti calligrafici, indagando il tema della follia e riportando alla luce esistenze segnate dal dolore e dalla malattia, per sottrarle al passare del tempo e all'oblio. Il senso della tradizione, i colori caldi della terra, i bruni, l'ocra e la ruggine, come le scritte realizzate con una grafia pressoché illeggibile, diventano i tratti personali e inconfondibili anche nelle opere che rappresentano temi differenti, come gli oggetti domestici, i paesaggi, la città, tutti con una matrice comune, l'essere umano e il valore della memoria. L'opera è incorniciata.

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Marcello Jori
ARARCO0150782
Marcello Jori

Fuga in Egitto 1991

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Marcello Jori

Fuga in Egitto 1991

Acrilici su tavola. Accompagnata da autentica su foto autografa dell'autore, con timbro della Galleria Verlato di Milano. L'opera qui presentata rientra nella ricca serie di opere denominate dall'artista Cristalli, per il richiamo alle geometrie di tali minerali, che egli considera contenitori di energie e di luce. Su una tavola sagomata tridimensionalmente con asimmetriche punte sporgenti, a richiamare la struttura di un cristallo, Jori dipinge elementi che emergono dallo sfondo, con scelte cromatiche che rimandano tutte alla stessa gamma ma con sfumature differenti, ad emulare i riflessi della luce. Questa opera è costituita da tre elementi, di dimensioni e forme differenti, che si propongono accostati orizzontalmente, seppur senza toccarsi: sullo sfondo nero emergono, nelle tonalità di grigi sempre più chiari fino ad arrivare al bianco, le sagome di alcune forme geometriche che richiamano strutture architettoniche, evocanti delle abitazioni lungo una strada, il percorso fatto dalla Sacra Famiglia nella fuga verso l'Egitto per cercare la salvezza da Erode. L'opera proviene da un'importante collezione privata milanese.

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Danilo Martinis
ARARCO0152884
Danilo Martinis

Volto Femminile 2001

ARARCO0152884
Danilo Martinis

Volto Femminile 2001

Olio su tela. Datato e firmato al retro. Nato a Seregno, Danilo Martinis si è formato con Osvaldo Minotti. Pittore e designer, ha arredato residenze prestigiose in tutto il mondo, le sue opere sono particolarmente apprezzate negli Emirati Arabi e in Russia. Egli ama esprimere i suoi pensieri attraverso immagini grafico-figurative rese attraverso effetti geometrici e giochi cromatici, utilizzando come interpreti prevalentemente le figure femminili. In quest'opera propone un primo piano di un viso femminile, esaltandone l'espressività attraverso i giochi di colore nelle gamme del giallo.

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Danilo Martinis
ARARCO0152885
Danilo Martinis

Occhi 1995

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Danilo Martinis

Occhi 1995

Olio su tela. Datato e firmato al retro. Nato a Seregno, Danilo Martinis si è formato con Osvaldo Minotti. Pittore e designer, ha arredato residenze prestigiose in tutto il mondo, le sue opere sono particolarmente apprezzate negli Emirati Arabi e in Russia. Egli ama esprimere i suoi pensieri attraverso immagini grafico-figurative rese attraverso effetti geometrici e giochi cromatici, utilizzando come interpreti prevalentemente le figure femminili. In quest'opera propone un primissimo piano di un viso femminile, in particolare inquadrando gli occhi.

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Alessandro Tofanelli
ARARCO0152237
Alessandro Tofanelli

Un'ora fa 2000

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Alessandro Tofanelli

Un'ora fa 2000

Olio su tavola. Al retro è presente etichetta della Galleria Marescalchi di Bologna con il titolo, la data, i dati tecnici dell'opera e il numero di catalogo (cat. 91). Nato a Viareggio, Alessandro Tofanelli si è diplomato prima all'istituto d'arte di Lucca, per poi trasferirsi dal 1977 al 1980 a Milano per frequentare l'Accademia di Brera di Milano, collaborando in quegli anni come illustratore per diverse riviste edite da Rizzoli e Mondadori. Comincia fin da subito ad affermarsi, vincendo premi nazionali; le sue opere pittoriche sono esposte in importanti gallerie d'arte italiane e straniere e fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, nazionali e internazionali. All'attività pittorica Tofanelli ha da sempre abbinato anche quella di fotografo e video documentarista professionista. Numerosi sono infatti i suoi lavori video trasmessi dalle reti RAI, così come i suoi servizi fotografici sono stati ospitati in pubblicazioni specializzate. In tutte le sue forme artistiche, Tofanelli esprime il forte legame con la natura: immerso in essa, una natura amica, egli lui la vive, la respira, la fa sua, la interpreta dandogli voce e la dipinge trasformandola in poesia e rappresentandola in un un mondo che pare immaginario, ma è piuttosto un mondo che fu, un mondo a sé, una realtà al confine con il sogno, un eden in cui la vita è semplice e scandita dal ritmo lento di gesti quotidiani, ed è identificata in oggetti della quotidianità in cui si può percepire la presenza dell'Uomo, raccontandone la vita e la storia senza mai raffigurarlo. L'opera è presentata in cornice.

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