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25 cm 253 cm

28 cm 393 cm

1 cm 12 cm
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In questa sezione si possono trovare tutte le opere di pittura antica disponibili nel nostro catalogo online. Un’ampia e raffinata selezione che comprende paesaggi, nature morte, ritratti, volti, soggetti sacri, scorci e vedute con cui poter arricchire ogni ambiente della tua casa.

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Martirio di San Sebastiano
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Martirio di San Sebastiano

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Martirio di San Sebastiano

Olio su rame. Il giovane San Sebastiano, legato ad un albero (secondo la tradizione sul colle Palatino, fuori dalle mura di Roma che si vedono sullo sfondo), subisce il martirio, trafitto dalla frecce scagliate da due mori. E' la raffigurazione iconografica tradizionale del giovane martire cristiano, soldato romano, soggetto ampiamente raffigurato nell'arte pittorica per la sua intensa drammaticità e spettacolarità. Il dipinto è inserito in una bella cornice coeva, intagliata e traforata con volute e motivi fogliacei.

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Jacopo Bassano, Bottega di
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Jacopo Bassano, Bottega di

Dio parla a Noè dopo il Diluvio

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Sacerdote in Preghiera
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Sacerdote in Preghiera

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Sacerdote in Preghiera

Olio su tela. Scuola nord- italiana del XVIII secolo. Un sacerdote, inginocchiato davanti all'altare, mentre celebra o si accinge a celebrare la Santa Messa assistito da un chierichetto a sinistra e da una suora a destra, rivolge la sua preghiera a due santi, che compaiono sopra il suo capo a raffigurazione della sua meditazione e orazione interiore. Sull'altare spicca l'affresco dedicato a Maria in trono con Gesù Bambino, angeli e santi. L'opera presenta diverse cadute di colore ed è proposta in cornice dorata di fine '800, con mancanze.

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Pasquale Ottino
ARARPI0154382
Pasquale Ottino

L'incontro del Centurione Cornelio con l'Apostolo Pietro

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Pasquale Ottino

L'incontro del Centurione Cornelio con l'Apostolo Pietro

Tecnica mista su carta (carboncino, penna , inchiostro bruno, acquarello e biacca). Firmato Pasqual Otin in basso a sinistra; proveniente da collezione privata, sono presenti i marchi di due collezioni precedenti, Dalla Bella e Frigerio. L'opera è inoltre accompagnata da studio critico del dott. Francesco Vincenti e da certificato di autenticità della Collezione Orler. Si tratta di un emozionante disegno di Pasquale Ottino detto il Pasqualotto, pittore veronese (il cognome Otin corrisponde alla dicitura veneta) che, dopo un periodo di formazione a Roma, intraprese a Verona una carriera pittorica improntata "al luminismo caravaggesco declinato alla veneta con l'uso di un robusto colorismo". Anche in questo disegno si percepisce già la tendenza controriformista, per il significato di insegnamento immediato, legato all'espressività drammatica dei personaggi. L'episodio raccontato, attinto dagli Atti degli Apostoli, vede un centurione romano che implora benedizione da Pietro, all'interno di una stanza che attinge luce dalla finestra ed è riempita da altri personaggi del quotidiano, l'attendente a destra e il servitore che porta pane e vino sul vassoio a sinistra. Centrale è l' intenso sguardo che intercorre tra i due protagonisti, accompagnato dall'accenno di sorriso delle loro labbra, ad esprimere la gioia dell'incontro della Salvezza. L'opera è in cornice in stile.

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Riposo nella Fuga in Egitto
ARARPI0153881
Riposo nella Fuga in Egitto

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Riposo nella Fuga in Egitto

Olio su tela. XVIII -XIX secolo. Il tema di carattere sacro assume in questa scena una connotazione familiare, piena di tenerezza e intimità davvero molto terrene: in un contesto quasi esotico, che evoca un'oasi nel deserto per le palme e la polla d'acqua in un paesaggio collinare brullo e spoglio, Giuseppe e Maria siedono a riposare durante la loro fuga verso l'Egitto, per sfuggire alla persecuzione di Erode; la madre tiene teneramente sulle ginocchia il piccolo Gesù, lo guarda teneramente e lo fascia, mentre Giuseppe li osserva compiaciuto e rilassato. Tutta la scena è connotata dalla dominanza dei colori marrone-ocra, da cui si discosta solo l'abito di Maria, nei suoi tradizionali colori blu e rosso; sullo sfondo, un cielo terso nei colori di un'alba appena spuntata, con sfumature rosate. La tela è stata applicata su nuovo telaio di metà '900 e posta in cornice dello stesso periodo., che presenta mancanze.

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Madonna con Bambino Angeli e Santi
ARARPI0152910
Madonna con Bambino Angeli e Santi

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Madonna con Bambino Angeli e Santi

Olio su tela. Scuola nord-italiana del XVII-XVIII secolo. L'opera di carattere devozionale, vede la Madonna, assisa sulle nubi e assistita da due angeli che le sorreggono le vesti, è venerata da due santi, in ginocchio ai suoi piedi: a destra la giovane donna in abiti principeschi, ai cui piedi è poggiata una corona regale, rimanda ad Elisabetta d'Ungheria; a sinistra, il santo che tiene in braccio il Bambin Gesù è identificabile in San Gaetano da Thiene. Particolare è il gioco di sguardi tra i vari personaggi, che si intrecciano insieme alle posizioni e ai gesti, a creare un movimento quasi circolare. Il dipinto è stato restaurato e ritelato. E' presentato in cornice antica ridorata ad inizio '900, con attuali diverse mancanze (da restaurare).

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Madonna con Bambino il Padre Angeli e Santi
ARARPI0152909
Madonna con Bambino il Padre Angeli e Santi

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Madonna con Bambino il Padre Angeli e Santi

Olio su tela. Scuola toscana di fine '500 - inizio '600. La tela rientra in un'ampia produzione sacra, che esaltava la gloria di Maria e dei santi vicini alla committenza. Al centro Maria siede su un trono con il Figlioletto in braccio, mentre in alto, dai cieli aperti, guarda a Lei benedicente il Padreterno, con il globo terrestre tra le mani, simbolo del suo potere sul mondo; Egli è affiancato da due angeli. Ai lati del trono stanno in piedi due Santi: a sinistra, San Domenico di Guzman, vestito dell'abito da domenicano e che regge tra le mani un giglio e un libro; sulla destra, nel suo caratteristico saio, San Francesco d'Assisi, che regge la croce a forma di Tau e un libro, e sulle cui mani si vedono i segni delle stimmate. Tutta la scena è caratterizzata dalla staticità delle figure tipica ancora del periodo rinascimentale, da colori vivi e da tratti dei visi composti e delicati. Retaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice antica.

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Paesaggio con Figure ed Edifici
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Paesaggio con Figure ed Edifici

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Paesaggio con Figure ed Edifici

Olio su tela. Scuola francese della fine del XVIII secolo. In un'atmosfera romantica, sottolineata dalle sfumature azzurro-rosate del cielo, è raffigurata una verdeggiante campagna, percorsa da un piccolo fiume (che corre a sfociare nel mare sullo sfondo e popolato di villaggi sulle sue sponde), sulle cui si rive alcune figure maschili e femminili in tuniche classiche, si intrattengono in conversazioni. Il dipinto presenta piccoli buchi e cadute di colore (cretto marcato). E' presentato in cornice in stile.

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Ritratto di uomo con cane
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Ritratto di uomo con cane

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Ritratto di uomo con cane

Olio su tela. Scuola lombarda del XVII secolo. Il gentiluomo è ritratto in piedi, a grandezza naturale, all'interno dell'abitazione; poggia la mano destra su un tavolino ricoperto da un velluto rosso, sotto una finestra che si apre su un ampio paesaggio fluviale. Vicino ai suoi piedi, sulla sinistra, il fido cane, anch'esso in posa dignitosa e composta; spicca al suo collo il ricco collare in metallo dorato e lavorato, impreziosito da un ciondolo con una pietra dura. L' abito nero di cui l'uomo è vestito, si confonde quasi completamente con lo sfondo scuro e buio della stanza, se non per i riflessi sulle maniche della luce che entra dalla finestra e per i delicati pizzi bianchi della gorgiera e dei polsini che incorniciano l'incarnato roseo del volto e delle mani. Notevole è la resa qualitativa dell'opera, in particolare nel volto, ben delineato nei suoi tratti ed espressivo, così come nei tratti anatomici dell'animale, il cui sguardo è intenso e penetrante come quello del padrone. Il ritratto si inserisce sulla scia di quell'ampia produzione ritrattistica che dalla fine del XVI secolo diventa, in Lombardia in particolare con il Moroni, non più solo presentazione ufficiale e élitaria di personaggi importanti, ma raffigurazione di persone nella loro naturalezza, nella loro vera essenza, ritratti in pose meno statiche e in ambienti meno ufficiali. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in bella cornice in legno intagliato e dorato di inizio '900.

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Il Sacrificio di Ifigenia
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Il Sacrificio di Ifigenia

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Il Sacrificio di Ifigenia

Olio su tela. Scuola napoletana di metà '700. Il dipinto propone il mito greco del sacrificio di Ifigenia, la figlia del re Agamennone, capo della spedizione di Achei che doveva partire alla volta di Troia. Poichè la flotta greca non riusciva a prendere il mare a causa dei venti sfavorevoli, l'indovino Calcante predisse che, a causa di un'offesa che il re aveva arrecato alla dea Artemide, ora essa si opponeva alla loro partenza finchè il re non le avesse sacrificato sull'altare la giovane figlia. Ifigenia accettò coraggiosamente il sacrificio e salì spontaneamente sull'altare, ma Artemide, impietosita, all'ultimo istante la scambiò con una cerbiatta e portò la fanciulla viva in Tauride, dove divenne una sacerdotessa della dea che l'aveva salvata. La grande scena, ambientata fuori dall'accampamento greco in riva al mare (di sfondo a sinistra le navi ancorate, a destra le tende), vede al centro la dea Artemide che scambia la giovane e bella Ifigenia con la cerbiatta, mentre il sacerdote Calcante già impugna il coltello del sacrificio; a destra la disperazione del re Agamennone e della consorte Clitemnestra. Il dipinto è per modalità stilistiche vicino alla produzione di Fedele Fischetti (1732-1792), l'artista napoletano che si dedicò prevalentemente a scene di soggetto allegorico/mitologico, in particolare nelle sue prime opere degli anni '60 del XVIII secolo. L'opera qui presentata è passata in asta da Sotheby's nell'aprile del 1998. Restaurata e ritelata, è presentata in cornice in stile.

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Paesaggio con Pescatori al Fiume
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Paesaggio con Pescatori al Fiume

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Paesaggio con Pescatori al Fiume

Olio su tela. Scuola italiana del XVIII secolo. Si tratta di un ampio paesaggio collinare, ricco di vegetazione e attraversato da un piccolo corso d'acqua, lungo il quale due uomini, al centro della scena in basso, stanno pescando presso una pozza d'acqua. Sopra di essi un cielo carico di nuvoloni, che sfumano in lontananza evocando piogge imminenti. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice dorata di metà '900.

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Paesaggio con San Gerolamo penitente
ARARPI0148816
Paesaggio con San Gerolamo penitente

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Paesaggio con San Gerolamo penitente

Olio su tela. Scuola nord-italiana del XVII-XVIII secolo. In un ampio paesaggio collinare piuttosto brullo, che si allarga sfumando sulla destra, si inserisce un alto roccione, conformato ad arco, sotto il quale vi è San Gerolamo penitente, raffigurato in atto di preghiera e di adorazione della Croce. Conformemente ai canoni della pittura del XVII-XVIII secolo, la figura del Santo, adeguata all'iconografia nelle vesti e nell'atteggiamento, è però inserita in un paesaggio poco consono, vicino a quello del pittore che si rifaceva alla realtà paesaggistica a lui nota. Il dipinto, restaurato e ritelato, è presentato in cornice in stile.

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Santa Maria Egiziaca
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Santa Maria Egiziaca

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Santa Maria Egiziaca

Olio su tela. Scuola italiana del XVII secolo. Nata ad Alessandria d'Egitto nel 344 circa, Maria Egiziaca fu una monaca ed eremita egiziana, venerata come santa dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e da quella copta. Dopo una giovinezza dissoluta, Maria arrivò a Gerusalemme seguendo un gruppo di pellegrini e qui s i convertì alla fede cristiana , iniziando una vita di penitenza nel deserto. Nell'iconografia è raffigurata come una penitente presso una grotta con i capelli lunghi che le coprono il corpo e con i tre pani che si portò nel deserto. Il dipinto , restaurato e ritelato, è presentato in cornice dorata del XIX secolo.

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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche
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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche

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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche

Olio su tela. Scuola lombarda di fine '600-inizio '700. La ricca composizione propone un grande mazzo di fiori variopinti in un vaso sbalzato, vicino a due grosse zucche ea frutta mista (uva e pesche): con diverse intensità di colore, i vari elementi naturalistici emergono dallo sfondo completamente scuro, creando effetti di luci ed ombre. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Natura Morta con Fiori Uva e Funghi
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Natura Morta con Fiori Uva e Funghi

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Natura Morta con Fiori Uva e Funghi

Olio su tela. Scuola lombarda di fine '600-inizio '700. La ricca composizione propone un grande mazzo di fiori variopinti in un vaso sbalzato, vicino a un ciotola piena di funghi porcini e ad un grappolo d'uva: con diverse intensità di colore, i vari elementi naturalistici emergono dallo sfondo completamente scuro, creando effetti di luci ed ombre. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Louis Dorigny attribuibile a
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Louis Dorigny attribuibile a

Erminia tra i Pastori

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Louis Dorigny attribuibile a

Erminia tra i Pastori

Olio su tela. La grande tela racconta un episodio tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, in cui la giovane Erminia, principessa d'Antiochia segretamente innamorata di Tancredi, assiste al ferimento in duello dell'amato. Spinta dall'amore indossa quindi le armi della guerriera Clorinda, sua intima amica, e di notte esce per raggiungere l'amato Tancredi e curarlo. Ma al campo cristiano un raggio di luce lunare la illumina e, scambiata per Clorinda dalle sentinelle, è costretta ad una fuga precipitosa: capita così in un villaggio abitato da pastori che vivono lontani dalla guerra in uno spazio idilliaco, dove chiede e ottiene di essere ospitata per qualche tempo nella speranza (vana) di dimenticare il suo amore infelice. L'opera, già attribuito a Carlo Loth, è piuttosto rimandabile alla produzione di Louis Dorigny, il pittore parigino che visse a lungo in Italia, a Roma, a Venezia e infine definitivamente a Verona, ove ottenne numerose commesse da veronesi ma anche da committenti veneti e lombardi, estendendo la sua attività di affrescatore da Bergamo sino a Udine. A Verona fin dall'inizio del secolo, le preferenze in campo pittorico andavano verso un linguaggio classicistico complesso nella composizione, ma pacato ed elegante, anche nelle grandi opere decorative. A questa pittura si uniforma il Dorigny, che in questa tela coniuga l'equilibrato classicismo di Simon Vouet (di cui era nipote) con i chiaroscuri appresi a Roma e la pacata eleganza veneta. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Capriccio Architettonico con Figure
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ARARPI0141918
Capriccio Architettonico con Figure

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Capriccio Architettonico con Figure

Olio su tela. Scuola napoletana del XVIII secolo. Di grande impatto e di buona qualità esecutiva, l'opera rimanda nei modi ai lavori di Leonardo Coccorante (1680-1750), artista napoletano conosciuto per i suoi paesaggi di grandi dimensioni altamente dettagliati e caratterizzati da rovine architettoniche classiche, avvalorando pertanto l'ipotesi di opera di ambito napoletano. Tutta la scena è occupata da imponenti strutture architettoniche, di gusto barocco, tra le quali si muovono diverse figure. In particolare al centro in primo piano spiccano alcuni soldati a cavallo, in armatura dell'antica Roma, che guidano un drappello di fanti, armati di lance, e preceduti da trombettieri; tutti sono intenti ad ammirare la città in cui stanno entrando, mentre all'intorno, cittadini intenti alle loro attività li osservano. Restaurato e ritelato, il dipinto presenta ancora delle cadute di colore. E' presentato in cornice in stile.

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Andrea Andreani
ARARPI0150208
Andrea Andreani

Compianto su Cristo morto 1585

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Andrea Andreani

Compianto su Cristo morto 1585

Xilografia su carta. In basso a sinistra è presente iscrizione che cita:" Raff. da Regg invent Andrea Andreani mant. intagliatore; all'ill.mo et ecc.mo sig Don Giovanni Medici. 1585". Si tratta quindi di xilografia realizzata su disegno di Raffaello da Reggio dall'incisore mantovano Andrea Andreani le cui opere ottennero grande successo per la notevole qualità di esecuzione e di stile. La xilografia è stata applicata su foglio di carta, presenta mancanze e rotture e necessita di restauro. Cornice in stile.

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Immacolata Concezione
ARARPI0057330
Immacolata Concezione

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Immacolata Concezione

Olio su tela. L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Il percorso storico che portò alla sua definizione si protrasse per almeno quattro secoli, durante i quali si intrecciarono furiose dispute teologiche, soprattutto tra francescani e domenicani. Il tema dell'Immacolata Concezione cominciò ad apparire in opere artistiche fin da quando si accese il dibattito, Inizialmente il tema veniva affrontato dagli artisti gotici in maniera criptica, rimandando allo spettatore la conclusione, mettendo magari una serie di simboli e metafore facilmente decodificabili. Nel XV secolo le opere d'arte divennero più evidenti, ma è dal XVII secolo, con la Controriforma, che si affermò l'immagine iconografica più nota di tale dogma. I caratteri essenziali sono quelli della donna dell'Apocalisse: una donna sempre giovane - perchè scelta e concepita prima di tutta l'umanità - , vestita di sole (la luce che si irradia da dietro), incoronata da dodici stelle sormontate da un'apoteosi di cherubini, che poggia i piedi su una luna crescente e spesso, come in questa raffigurazione, che schiaccia il capo del dragone apocalittico sconfitto; Ella ha gli occhi rivolti al cielo, in atteggiamento contemplativo, le mani spesso giunte in preghiera, altre volte spalancate e protese verso l'alto in un gesto di slancio. La produzione pittorica di tale soggetto divenne da allora amplissima e estremamente variegata, sulla scia appunto delle dispute che la riguardarono. Produzioni analoghe a quella qui proposta si trovano, alla fine del '500, soprattutto tra Lombardia e Genova. Come esempio lombardo può essere citato Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino (1660 -1715). Nell'ambito ligure, in particolare a Genova, ove l'immagine dell'Immacolata ebbe una straordinaria diffusione dalla fine del Cinquecento a tutta l'età barocca, divenendo tema centrale attraverso dipinti e sculture nei programmi decorativi degli edifici cittadini, si trova tale soggetto raffigurato in modo molto vicino a quello proposto, nella produzione di Paolo Gerolamo Piola (1666-1724). Il dipinto qui presentato, restaurato e ritelato, è in cornice in stile.

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Cristo e l'Adultera
ARARPI0146700
Cristo e l'Adultera

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Cristo e l'Adultera

Olio su tela. Scuola veneta del XVII-XVIII secolo. Al retro è presente etichetta della Galleria d'Arte Di Rosa, che attribuisce l'opera a "Scuola veneta del 1600". La grande scena, ricca di figure e molto movimentata nell'intreccio e sovrapposizione deic orpi, , racconta l'episodio del Vangelo di Giovanni in cui una donna colta in adulterio è portata dinanzi a Gesù da scribi e Farisei per conoscere il suo parere circa la sua condanna a lapidazione. Gesù, mentre scrive per terra con un dito, sollecita alla misericordia i suoi interlocutori con la frase "Chi è senza peccato, scagli la prima pietra", salvando in tal modo la donna dalla condanna a morte e lasciandola libera di andare, con l'esortazione a non peccare più. Il soggetto è stato ampiamente riproposto nell'arte, con sguardi diversi sui personaggi. In questo dipinto in posizione centrale è la donna, ma le tutti i personaggi altri che le stanno intorno, fanno convergere lo sguardo verso il basso, verso la mano con cui Gesù, accovacciato, sta scrivendo per terra; sia il volto che il braccio destro della donna sono praticamente paralleli a quelli del Cristo, come se seguissero e si uniformassero alla direzione che Gesù le indica. Nelle altre numerose figure domina la curiosità, l'intento di capire, l'interrogativo che Gesù suscita con la sua domanda, rappresentato in molteplici varianti espressive sia dei visi che dei corpi; curioso il particolare delle lenti - gli occhiali del sacerdote di cui sbuca la testa dietro la donna e la lente d' ingrandimento della figura accovacciata a sinistra in secondo piano - che ben due figure utilizzano per "vedere meglio" ciò che succede. Le modalità pittorica ed interpretativa del dipinto richiamano la produzione veneta vicina a Girolamo Brusaferro (1677 – 1745), l'artista veneziano la cui pittura rappresenta la via mediana tra la grande tradizione della pittura tardo barocca affine a Luca Giordano e l'innovativa sensibilità coloristica tipica della grazia settecentesca. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice coeva, in legno intagliato, stuccato e laccato.

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