Lampada Teli 374 di Achille Castiglioni per Flos Anni 70-80

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Lampada Teli 374 di Achille Castiglioni per Flos Anni 70-80

Caratteristiche

Designer:  Achille Castiglioni

Produzione:  Flos

Modello:  Teli 374

Periodo:  1970 - 1979 , 1980 - 1989

Paese produzione:  Italia

Materiale:  Materiale Sintetico

Descrizione

Lampada a soffitto con teli in materiale sintetico denominato "Raflon".

Condizione prodotto:
Lampada in buone condizioni, presenta piccoli segni di usura. Cerchiamo di presentare lo stato reale delle lampade nel modo più completo possibile con le foto. Qualora alcuni particolari non risultassero chiari dalle foto, fa fede quanto riportato nella descrizione.

Dimensioni (cm):
Altezza: 62
Larghezza: 42
Profondità: 39

Dimensioni massime (cm):
Altezza: 177

Informazioni aggiuntive

Designer: Achille Castiglioni

Achille Castiglioni (1918 - 2002), l'unico architetto e designer italiano a cui finora il MoMA di New York ha dedicato una retrospettiva. Completò gli studi al Politecnico di Milano nel 1944. Fu designer a 360 gradi, impegnato in progetti di urbanistica, architettura, mostre, esposizioni, e product design. Nel 1956 contribuì a fondare l'associazione italiana del Disegno Industriale (ADI). Negli anni 1952-1953 lavorò alla ricostruzione del Palazzo della Permanente di Milano. Tra il 1955 e il 1979 vinse sette premi Compasso d'oro, l'ultimo per la lampada Parentesi disegnata con Pio Manzù. Fu pluripremiato alla Triennale: Medaglia di bronzo nel 1947, Gran Premio nel 1951 e nel 1954 , Medaglia d'argento e d'Oro nel 1957, Medaglia d'oro nel 1960 e nuovamente Argento nel 1963. Dal 1971 iniziò la sua carriera da professore presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. La sua firma nel modernariato, insieme a quella del fratello Pier Giacomo, la potremo trovare su svariati oggetti di produzione per moltissimi marchi, quali Kartell, Zanotta, Flos, Bernini, Siemens, Knoll, Poggi, Lancia, Alessi, Ideal Standard, Arflex.
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Produzione: Flos

All'origine di Flos c'è prima di tutto un'idea luminosa, il pensiero che da una lampadina, o meglio da una nuova idea di come disegnare la luce artificiale, potessero nascere degli oggetti adatti a cambiare un pò il modo di vita degli italiani: popolazione come si sa molto viziata dall'essere nata, cresciuta e vissuta in un territorio dove a ogni passo s'inciampa in qualcosa che ha a che fare con l'arte. Alla fine degli anni 50 un signore chiamato Dino Gavina, un signore molto individualista e quasi invasato dall'idea che l'Italia dovesse essere la nuova patria di una nuova cultura dell'arredamento, dopo aver incontrato l'inventore e piccolo produttore di Merano Arturo Eisenkeil, si è messo in testa che dopo aver creato molti nuovi mobili (con Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Ignazio Gardella, Carlo e Tobia Scarpa e altri geni dell'architettura italiana), fosse arrivato anche il momento di creare nuove lampade. La tecnica del cocoon usata da Eisenkeil, una resina spruzzata su un telaio metallico, sembrava perfetta per cominciare: non si trattava di decorare una lampadina, ma di dare magia alla luce che da essa proveniva filtrando attraverso un materiale nebuloso ma per questo affascinante, come sono le nuvole. Rapidamente alla tecnica del cocoon ne sono seguite molte altre, bellissime e ancora molto sorprendenti per quel paese ancora così legato a vecchie idee dell'arredamento: così che, volente o nolente, già dalla sua preistoria Flos (cioè l'azienda con il nome inventato da Pier Giacomo Castiglioni succeduta alla Eisenkeil) si è trovata in quella interessante, a volte scomoda posizione di chi è obbligato a produrre continuamente oggetti d'invenzione. Nel 1966 si apre una nuova fase con il passaggio della società dalla gestione artistica di Dino Gavina a quella più imprenditoriale di Sergio Gandini. Già impegnato dal 1959 nell'arredamento con la moglie Piera nel negozio Stile di Brescia (uno spazio che è già un punto di riferimento per molte aziende del settore), quando la Flos si trasferisce nella sua città, per sfruttare la storica competenza di quello che si chiamerebbe oggi un distretto industriale per la lavorazione dei metalli, Gandini è presto coinvolto come socio nell'azienda dallo stesso Gavina e da Cesare Cassina. Afra e Tobia Scarpa e i fratelli Castiglioni, da allora e per molti anni a venire saranno l'anima creativa di tutta la produzione Flos. Nel caso di Flos è certamente fortunato l'incontro con i due fratelli Castiglioni, prima, e poi con il solo Achille, alla morte prematura di Pier Giacomo nel 1968. Inventori più che architetti, artisti oltre che designer, sono capaci di assemblare componenti industriali esistenti (come nella Toio, o nello sgabello Mezzadro per Zanotta) o inventate (come nella Arco, la Splugen, la Black and White o la Parentesi, ideata nel 1969 con Pio Manzù) fino a creare nuovi generi di illuminazione artificiale, con un'immediatezza di forma e significato difficili da ritrovare in altri progettisti. Ancora più esemplare è la sintonia che si crea tra loro e Sergio Gandini, quando questi li chiama a rendersi corresponsabili di tutte le scelte di prodotto. Non si tratta più soltanto di creare un oggetto importante, un segno formale di grande maestrìa, ma di progettare l'intero suo ciclo di vita nella produzione e sul mercato, fino all'utilizzo finale. La bella utopia dell'oggetto che incontra necessariamente il gusto del pubblico solo per la bravura del designer viene superata da un realismo concreto, che fa lavorare insieme Gandini, Castiglioni e Scarpa su problemi come l'imballaggio, la grafica, l'immagazzinaggio, la distribuzione, con lo stesso impegno dedicato allo studio della luce o al materiale del prodotto. La prima società estera viene aperta in Germania nel 1971, mentre il 1973 è l'anno dell'espansione dello stabilimento (da 800 a 5400 mq) e dell%u2019acquisizione di Arteluce: la one-man-company di Gino Sarfatti, uno dei più grandi talenti italiani nel progetto dell'illuminazione, autore dagli anni 40 di pezzi eccellenti ma poi legato a una dimensione del prodotto e della fornitura ancora in larga parte. Con la collaborazione di Paolo Rizzatto, allora designer alle prime armi, e di Marco Pezzolo alla direzione, Gandini inizia a riprogrammare il catalogo: mantiene pochi pezzi iconici originali di Sarfatti, generando nel tempo con designer come King Miranda e Arnaldi, Ezio Didone, Marc Sadler, Matteo Thun, lo stesso Rizzatto, una serie di nuovi prodotti molto indovinati e importanti sul piano commerciale. Il vero cambio strategico avviene però con l%u2019arrivo di Philippe Starck, che inizia la collaborazione con Arà (1988), una curiosa lampada orientabile a corno che riflette l'immaginario favolistico di un autore lanciato verso l'estrema popolarità. Piero Gandini ha già intuito le possibilità commerciali del lavoro di Starck e accetta volentieri quando questi, ormai affermatissimo come interior designer, propone di produrre in serie un piccolo oggetto in plastica immaginato per un albergo di New York: Miss Sissi, una specie di icona dell'abat-jour, "What everybody thinks in their unconscious a lamp is", "Quello che tutti nel loro incoscio pensano come una lampada" dirà Starck in una sua conferenza anni dopo. Sergio Gandini ha inizialmente qualche perplessità, ma nel 1991 il progetto va in produzione ed è un incredibile successo. Con gli anni 90 continua così il lento declino della lampada a incandescenza, che cede all'invasione di quella a basso consumo energetico, mentre inizia a configurarsi come una vera e propria rivoluzione quella dei LED.

Periodo:

1970 - 1979

1980 - 1989

Materiale: Materiale Sintetico

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