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Coppia di Troni
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ANTSED0001125
Coppia di Troni

XVII Secolo - dal 1601 al 1700

ANTSED0001125
Coppia di Troni

XVII Secolo - dal 1601 al 1700

Coppia di troni in noce massello con pannelli di sostegno a seduta e schienale in pioppo; braccioli con sotto bracciolo tornito. Fascia intagliata sul fronte. Schienale terminante con fiamme intagliate. Rivestimenti in pelle con borchie sul fronte. Restauri.

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Coppia di Poltrone a Cartella
ANSESE0142477
Coppia di Poltrone a Cartella

Fine XVII Secolo

ANSESE0142477
Coppia di Poltrone a Cartella

Fine XVII Secolo

Coppia di poltrone a cartella in noce, intagliate con caratteristici motivi a volute e mascheroni, terminali dello schienale intagliati con due erme femminili.

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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate
SELECTED
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ARARPI0057281
S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate

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S. Paolo Eremita e S. Antonio Abate

Olio su tela. Scuola lombarda. Il dipinto raffigura in primo piano sulla sinistra, all'ombra di alberi frondosi, i due santi seduti sopra dei massi, che dividono un pane; S. Paolo rivestito tradizionalmente di pelli d'animale, S. Antonio abate con l'abito dell'ordine e in mano il libro di preghiere. I due santi sono stati spesso raffigurati insieme perchè presentano molti tratti in comune: entrambi vissuti nel terzo secolo, entrambi egiziani, giovanissimi lasciarono tutte le loro proprietà per dedicarsi ad una vita di completa solitudine, vivendo in preghiera e povertà. Sant'Antonio Abate è stato uno dei più famosi eremiti nella storia della Chiesa. Anche San Paolo l'Eremita visse tutta la sua vita nel deserto in completa solitudine, secondo la narrazione agiografica nutrito solo dal pane che un corvo regolarmente gli portava. All'avvicinarsi della sua morte fu visitato da Sant'Antonio Abate, con il quale appunto condivise questo pane. In questa raffigurazione, il contesto paesaggistico non rimanda alle terre desertiche dell'Egitto, ma sono collocati piuttosto in un paesaggio nordico, alpino. Sulla destra un paesaggio eremitico, seppur verdeggiante e con un piccolo corso d'acqua in basso a destra. Il dipinto, già restaurato e ritelato, presenta una crettatura molto evidente. E' presentato in cornice in stile.

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Andrea Scacciati, ambito di
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Andrea Scacciati, ambito di

Composizioni con fiori e frutta

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Andrea Scacciati, ambito di

Composizioni con fiori e frutta

Olio su tela. Si tratta di una ricca composizione di fiori, presentati in vaso di metallo sbalzato, ai pedi del quale vi sono alcuni frutti (fichi ,pesche, ciliegie). Di ambito toscano, l'opera rimanda all'opera di Andre Scacciati, figura di punta della pittura di natura morta a Firenze in età tardobarocca. Molto amato dai Medici e dalle più note famiglie patrizie toscane, lo Scacciati fu autore di opere di altissima qualità stilistica, dedicate in prevalenza a composizioni floreali, caratterizzate da una sapiente capacità pittorica ed esaltate da intensi effetti cromatici. L'opera, restaurata e ritelata, è presentata in cornice in stile.

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Paesaggio Nord-Europeo
ARTPIT0001363
Paesaggio Nord-Europeo

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Paesaggio Nord-Europeo

Inchiostro e acquarello su carta. Scuola fiamminga. Al retro etichetta di provenienza da importante collezione privata. Il disegno, abbozzato, propone la veduta di un'ampia vallata dal sentiero sulla collina che entra in un folto d'alberi. Presentato in cornice in stile.

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Louis Dorigny attribuibile a
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Louis Dorigny attribuibile a

Erminia tra i Pastori

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Louis Dorigny attribuibile a

Erminia tra i Pastori

Olio su tela. La grande tela racconta un episodio tratto dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, in cui la giovane Erminia, principessa d'Antiochia segretamente innamorata di Tancredi, assiste al ferimento in duello dell'amato. Spinta dall'amore indossa quindi le armi della guerriera Clorinda, sua intima amica, e di notte esce per raggiungere l'amato Tancredi e curarlo. Ma al campo cristiano un raggio di luce lunare la illumina e, scambiata per Clorinda dalle sentinelle, è costretta ad una fuga precipitosa: capita così in un villaggio abitato da pastori che vivono lontani dalla guerra in uno spazio idilliaco, dove chiede e ottiene di essere ospitata per qualche tempo nella speranza (vana) di dimenticare il suo amore infelice. L'opera, già attribuito a Carlo Loth, è piuttosto rimandabile alla produzione di Louis Dorigny, il pittore parigino che visse a lungo in Italia, a Roma, a Venezia e infine definitivamente a Verona, ove ottenne numerose commesse da veronesi ma anche da committenti veneti e lombardi, estendendo la sua attività di affrescatore da Bergamo sino a Udine. A Verona fin dall'inizio del secolo, le preferenze in campo pittorico andavano verso un linguaggio classicistico complesso nella composizione, ma pacato ed elegante, anche nelle grandi opere decorative. A questa pittura si uniforma il Dorigny, che in questa tela coniuga l'equilibrato classicismo di Simon Vouet (di cui era nipote) con i chiaroscuri appresi a Roma e la pacata eleganza veneta. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche
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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche

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Natura Morta con Fiori Frutta e Zucche

Olio su tela. Scuola lombarda di fine '600-inizio '700. La ricca composizione propone un grande mazzo di fiori variopinti in un vaso sbalzato, vicino a due grosse zucche ea frutta mista (uva e pesche): con diverse intensità di colore, i vari elementi naturalistici emergono dallo sfondo completamente scuro, creando effetti di luci ed ombre. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice di inizio '900.

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Canterano Barocco Lombardo
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Canterano Barocco Lombardo

Italia Inizio XVIII Secolo

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Canterano Barocco Lombardo

Italia Inizio XVIII Secolo

Canterano barocco lombardo in noce, inizio XVIII secolo tipico dell'area comasca. Fronte a 4 cassetti con formelle intagliate racchiuse entro cornici, montanti a 45° intagliati terminanti con piedi intagliati a ricciolo. Interni in abete. Modanatura piano sostituita.

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Scena Bacchica
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Scena Bacchica

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Scena Bacchica

Olio su tela. Scuola Nord-europea. Il dipinto dai toni pacati, propone allo spettatore, impersonato dalla figura dell'uomo in basso a destra che osserva arrampicato sul ramo di un albero, una scena di intrattenimenti orgiastici tra uomini e donne in un paesaggio che evoca l'Eden con animali liberi e in pace (il pavone, i conigli..). Tra gli altri, sulla sinistra un bambino sta giocando con delle bolle di sapone: è evidente l'intento di contrapporre la fugacità della vita ai piaceri dei sensi; in alto, sulle nubi, osserva la scena una divinità, Chronos, il dio del tempo, che con la sua falce sottolinea la mortalità umana. Un 'etichetta sulla cornice attribuisce l'opera al fiammingo Philippe- Augustin Immenraet (1627-1679), per la vicinanza del soggetto paesaggistico al suo stile. L'opera, restaurata e ritelata, presenta una caduta di colore centrale. E' presentata in cornice in stile.

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Canterano Barocco in Noce
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Canterano Barocco in Noce

Italia Centrale Inizio XVIII Secolo

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Canterano Barocco in Noce

Italia Centrale Inizio XVIII Secolo

Canterano barocco in noce, Italia centrale inizio XVIII secolo. Fronte a 4 cassetti impiallacciato in radica di noce, lati pannellati, maniglie in bronzo e piedi a mensola. Interni in abete. Maniglie sostituite.

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Sedia Barocca
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Sedia Barocca

XVIII Secolo - dal 1701 al 1800, XVII Secolo - dal 1601 al 1700

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Sedia Barocca

XVIII Secolo - dal 1701 al 1800, XVII Secolo - dal 1601 al 1700

Sedia barocca sorretta da gambe a rocchetto connesse da traverse tornite, in noce. Seduta e schienale dalla cimasa trilobata foderati in pelle, fissata con borchie e passamaneria, in pelle, lavorata a lambrecchino.

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Maddalena Penitente
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Maddalena Penitente

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Maddalena Penitente

Olio su rame. La Maddalena, avvolta nei suoi lunghi capelli con i quali copre la sua nudità, volge gli occhi al cielo ove si affacciano angeli. Intorno a lei un paesaggio brullo. Il dipinto è presentato in cornice del '900.

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Allegoria dell'Amore
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Allegoria dell'Amore

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Allegoria dell'Amore

Olio su tela. Scuola nord-europea. Si tratta di una divertente scena allegorica dell'amore profano, che vuole dimostrare come tutte le persone, di qualunque ceto sociale e di tutte le età, possono cadere nella trappola dell'innamoramento. Lo sfondo della tela è occupato da una enorme nassa, la rete a canestro usata in alcuni tipi di pesca, sopra l'imbocco della quale siede un putto violinista, intento a suonare; la nassa è affollata di coppie, mentre una sfilata di altre cammina davanti ad essa per raggiungerne l'entrata. Tra di esse vi sono coppie di anziani e di giovani, coppie di ricchi e di poveri, nobili, borghesi e proletari: tutti hanno espressioni liete e leggere, si lanciano sguardi innamorati o guardano benevolmente alla felicità degli altri. All''interno della nassa è presente addirittura una coppia di reali, che corrispondono per fattezze e abbigliamento all'elettore palatino della Renania, Giovanni Guglielmo del Palatinato-Neuburg e alla seconda moglie Anna Maria Luisa de'Medici. Al retro del dipinto è presente un'etichetta che riporta una storica attribuzione a Jan Frans Douven (1656-1727): l'artista olandese che dal 1682 si trasferì a Düsseldorf come pittore ufficiale alla corte dell'elettore palatino della Renania, realizzando soprattutto scene della vita quotidiana del principe e della sua seconda moglie. L'etichetta confermerebbe quindi l'ambito di attribuzione ad artista del XVII-XVIII secolo del nord-Europa. Il dipinto proviene da collezione storica milanese. Presenta tracce di restauri e un rattoppo. In cornice in stile.

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Statua di Fauno in Marmo
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Statua di Fauno in Marmo

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Statua di Fauno in Marmo

Fauno-demone. Figura femminile con gambe caprine. Pelle d'animale sulle spalle. Volto demoniaco. Tiene in mano tartaruga.

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Pasquale Ottino
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Pasquale Ottino

L'incontro del Centurione Cornelio con l'Apostolo Pietro

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Pasquale Ottino

L'incontro del Centurione Cornelio con l'Apostolo Pietro

Tecnica mista su carta (carboncino, penna , inchiostro bruno, acquarello e biacca). Firmato Pasqual Otin in basso a sinistra; proveniente da collezione privata, sono presenti i marchi di due collezioni precedenti, Dalla Bella e Frigerio. L'opera è inoltre accompagnata da studio critico del dott. Francesco Vincenti e da certificato di autenticità della Collezione Orler. Si tratta di un emozionante disegno di Pasquale Ottino detto il Pasqualotto, pittore veronese (il cognome Otin corrisponde alla dicitura veneta) che, dopo un periodo di formazione a Roma, intraprese a Verona una carriera pittorica improntata "al luminismo caravaggesco declinato alla veneta con l'uso di un robusto colorismo". Anche in questo disegno si percepisce già la tendenza controriformista, per il significato di insegnamento immediato, legato all'espressività drammatica dei personaggi. L'episodio raccontato, attinto dagli Atti degli Apostoli, vede un centurione romano che implora benedizione da Pietro, all'interno di una stanza che attinge luce dalla finestra ed è riempita da altri personaggi del quotidiano, l'attendente a destra e il servitore che porta pane e vino sul vassoio a sinistra. Centrale è l' intenso sguardo che intercorre tra i due protagonisti, accompagnato dall'accenno di sorriso delle loro labbra, ad esprimere la gioia dell'incontro della Salvezza. L'opera è in cornice in stile.

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Madonna con Bambino il Padre Angeli e Santi
ARARPI0152909
Madonna con Bambino il Padre Angeli e Santi

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Madonna con Bambino il Padre Angeli e Santi

Olio su tela. Scuola toscana di fine '500 - inizio '600. La tela rientra in un'ampia produzione sacra, che esaltava la gloria di Maria e dei santi vicini alla committenza. Al centro Maria siede su un trono con il Figlioletto in braccio, mentre in alto, dai cieli aperti, guarda a Lei benedicente il Padreterno, con il globo terrestre tra le mani, simbolo del suo potere sul mondo; Egli è affiancato da due angeli. Ai lati del trono stanno in piedi due Santi: a sinistra, San Domenico di Guzman, vestito dell'abito da domenicano e che regge tra le mani un giglio e un libro; sulla destra, nel suo caratteristico saio, San Francesco d'Assisi, che regge la croce a forma di Tau e un libro, e sulle cui mani si vedono i segni delle stimmate. Tutta la scena è caratterizzata dalla staticità delle figure tipica ancora del periodo rinascimentale, da colori vivi e da tratti dei visi composti e delicati. Retaurato e ritelato, il dipinto è presentato in cornice antica.

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Compianto su Cristo morto
ARARPI0152047
Compianto su Cristo morto

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Compianto su Cristo morto

Olio su ardesia. Dipinta su una spessa lastra di ardesia, la scena presenta il drammatico momento in cui Maria, circondata da un gruppo di pie donne, piange sul corpo del Figlio deposto dalla Croce: si abbandona drammaticamente tra le braccia delle due donne dietro di lei, mentre al suo grembo è appoggiato il corpo inerte del Figlio, sulla cui mano piange una terza donna; in alto, un gruppo di angeli che si affacciano dai cieli aperti, da cui scaturisce la Luce divina, partecipano del compianto. Maria è l'unica figura che indossa abiti dai colori vivaci, che contrastano con il colorito cereo del corpo del Cristo appoggiato al suo grembo, mentre le altre donne vestono abiti dai colori spenti, così come neutri sono i corpi degli angioletti. Le figure sono collocate su uno sfondo scuro, nel quale appena si intravvede l'apertura del sepolcro: l'effetto cromatico è reso grazie anche alla base pittorica utilizzata, l'ardesia, pietra conosciuta anche con il nome di “lavagna”, in quanto le più importanti cave di ardesia si trovano nei pressi della cittadina di Lavagna in Liguria. La modalità pittorica richiama le opere di Pietro Mera detto il Fiammingo, pittore originario di Bruxelles vissuto a cavallo del XVI- XVII secolo: attivo per lungo tempo a Venezia, lavorando dal 1570 al 1603 al servizio del cardinal d'Este, Mera fece ampio uso dell'ardesia quale supporto pittorico per alcune sue opere. Il materiale dal caratteristico colore scuro permetteva all'artista di creare intensi contrasti luministici e di dare risalto alle figure, raffigurate con una gamma cromatica accesa ed illuminate da brillanti tocchi di luce. In buone condizione, il dipinto è presentato in cornice antica.

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Ritratto di uomo con cane
SELECTED
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ARARPI0133840
Ritratto di uomo con cane

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Ritratto di uomo con cane

Olio su tela. Scuola lombarda del XVII secolo. Il gentiluomo è ritratto in piedi, a grandezza naturale, all'interno dell'abitazione; poggia la mano destra su un tavolino ricoperto da un velluto rosso, sotto una finestra che si apre su un ampio paesaggio fluviale. Vicino ai suoi piedi, sulla sinistra, il fido cane, anch'esso in posa dignitosa e composta; spicca al suo collo il ricco collare in metallo dorato e lavorato, impreziosito da un ciondolo con una pietra dura. L' abito nero di cui l'uomo è vestito, si confonde quasi completamente con lo sfondo scuro e buio della stanza, se non per i riflessi sulle maniche della luce che entra dalla finestra e per i delicati pizzi bianchi della gorgiera e dei polsini che incorniciano l'incarnato roseo del volto e delle mani. Notevole è la resa qualitativa dell'opera, in particolare nel volto, ben delineato nei suoi tratti ed espressivo, così come nei tratti anatomici dell'animale, il cui sguardo è intenso e penetrante come quello del padrone. Il ritratto si inserisce sulla scia di quell'ampia produzione ritrattistica che dalla fine del XVI secolo diventa, in Lombardia in particolare con il Moroni, non più solo presentazione ufficiale e élitaria di personaggi importanti, ma raffigurazione di persone nella loro naturalezza, nella loro vera essenza, ritratti in pose meno statiche e in ambienti meno ufficiali. Restaurato e ritelato, il dipinto è presentato in bella cornice in legno intagliato e dorato di inizio '900.

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Ritratto di Giovane Donna 1666
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Ritratto di Giovane Donna 1666

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Ritratto di Giovane Donna 1666

Olio su tela. Scuola lombarda del XVII secolo. Una giovane fanciulla sorridente è ritratta in un elegante abito nero, impreziosito dal pizzo sullo scollo e dal gioco di pizzi e nastri rossi e verdi sulle maniche, che fanno pendant con la sottoveste rossa ricamata; indossa i suoi gioielli al collo, ai polsi, alle orecchie, nell'acconciatura dei capelli, ove l'austerità delle perle è alleggerita dai nastri colorati; tiene in mano un mazzolino di fiorellini, che sottolinea la sua leggiadria e la sua grazia. Restaurato e ritelato, sulla seconda tela è riportata scritta, probabilmente copia dell'originale sulla prima tela, che indica chi è la giovane:" Margh.a D. Gridonia Gonz. Agnella - Soada Maffei - D'etta Anni XVIII", seguito da uno stemma con le iniziali C F.A.S. Tale scritta, oltre a definirne il nome l'età, evidenzia l'appartenenza della giovane donna al Collegio delle Vergini di Gesù di Castiglione delle Stiviere, fondato nel 1608 dalla marchesa Guidonia Gonzaga insieme alle due sorelle Cinzia ed Olimpia, tutte nipoti di San Luigi Gonzaga. Tale collegio aveva lo scopo di impartire un'educazione a giovani nobili o provenienti da buona famiglia, le quali, con la dote donata al collegio, contribuivano al sostentamento dello stesso. Il ritratto presenta piccoli difetti. E' presentato in cornice antica non coeva, con piccole mancanze.

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Antonio Francesco Peruzzini attribuibile a
ARARPI0131571
Antonio Francesco Peruzzini attribuibile a

Paesaggio con Figure al Fiume

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Antonio Francesco Peruzzini attribuibile a

Paesaggio con Figure al Fiume

Olio su tela. L'ampio paesaggio è centrato sul fiume che scorre nella valle ricca di vegetazione. Lungo il suo corso, in primo piano, alcune donne stanno lavando i panni. I tratti pittorici, veloci e poco aggregati, rimandano alla produzione di Antonio Francesco Peruzzini, appartenente a famiglia di pittori originaria di Pesaro, comprendente il padre Domenico e i figli Giovanni, Antonio Francesco e Paolo, attivi in ambito marchigiano e in città italiane come Roma, Bologna, Torino e Milano, durante il XVII secolo e il primo quarto del XVIII. La produzione di Antonio Francesco è spesso associata a quella del fratello Giovanni, avendo i due lavorato insieme. Antonio Francesco si specializzò nella pittura di paesaggio, subendo l'influenza di Salvator Rosa e di paesaggisti come Pietro Montanini e Pandolfo Reschi, e ulteriori influssi gli vennero anche da pittori nordici attivi in Italia, soprattutto da Pieter Mulier detto il Tempesta. Nelle sue prime opere si distingue già l'originalità della sua pittura data una stesura rapida e da un timbro cromatico intenso e brillante. Dal principio degli anni Novanta iniziò il lungo legame artistico di Antonio Francesco Peruzzini con Alessandro Magnasco, in seguito al loro incontro avvenuto a Milano, ove il Peruzzini si era stabilito; da questo periodo in poi la sua pittura sembra sfaldarsi, attraverso forme che si fanno più dinamiche e leggere, quasi fantastiche, per approdare infine ad uno stile improntato ad una sempre maggiore disgregazione delle forme della natura ed al loro movimento. Restaurata e ritelata, l'opera è presentata in cornice primi '900.

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