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160 € 14000 € Applica

dimensioni opera


18 cm 238 cm

9 cm 275 cm

0 cm 61 cm

26 cm 52 cm
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Arte antica, icone, arte contemporanea, pittura antica, arte dell'800 e del '900.


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Scena di vita quotidiana al villaggio
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ARTNOV0001593

Scena di vita quotidiana al villaggio

arte etiope, 1935 ca.

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Scena di vita quotidiana al villaggio

arte etiope, 1935 ca.

La tela rappresenta una scena di vita quotidiana nel villaggio. Il centro della scena è occupato dalla chiesa, circondata da un basso muro di pietra. Ad essa convergono alcuni fedeli ed un sacerdote, caratterizzato da una mantella nera ed un turbante bianco. La scena è attraversata diagonalmente da un piccolo fiume, nel quale due ragazzi si stanno bagnando. Ai bordi del fiume si svolgono le attività di chi ara il campo, di donne che portano fascine ed acqua, di un gruppo di pastori, di ragazzi che raccolgono la frutta. Fa parte di un gruppo di sette opere, giunte in Italia alla fine degli anni '30; furono acquistate direttamente in loco , come abbiamo ricostruito dai carteggi e dalle foto di famiglia, dall'avvocato xxx, nonno dei proprietari, che fu inviato come legale rappresentante di una azienda di produzione italiana nel 1935 in Etiopia, e da qui venne scacciato nel 1938 dal generale Graziani, perchè ritenuto antifascista. Le tele rimasero nella collezione familiare, nel palazzo di famiglia, e vengono ora riproposto in tutta la loro forza espressiva. L'Etiopia ha una storia molto particolare: situata tra Africa ed Asia, e tra Mediterraneo ed Oceano Indiano, fu un crocevia e punto di incontro di differenti culture, stimolato anche dai costanti ed intensi flussi commerciali. Cinque secoli avanti Cristo si stabilizzò la dinastia Aksum; sotto questo regno, nel quarto secolo dopo Cristo, il cristianesimo venne istituito religione di stato, nella sua versione copta ortodossa. I testi sacri medioevali parlano anche però di un rapporto diretto con una delle dieci tribù ebraiche, rifugiatasi in Etiopia, dalle quali derivò la stirpe reale attraverso la regina di Saba. Ed infatti in Etiopia ancora oggi vive la stirpe dei Falascià, ebrei neri le cui prime notizie storiche risalgono al 600 dopo Cristo. L'Etiopia fu dunque un baluardo ebraico-cristiano, con influenze africane, ma da considerarsi quasi il lembo meridionale della cultura mediterranea.

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Re Davide suona l'arpa
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ARTNOV0001592

Re Davide suona l'arpa

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Re Davide suona l'arpa

La tela rappresenta re Davide mentre suona l'arpa. Raffigurato con fattezze etiopi, il dipinto sottolinea la discendenza diretta del popolo dalla stirpe davidica. Fa parte di un gruppo di sette opere, giunte in Italia alla fine degli anni '30; furono acquistate direttamente in loco , come abbiamo ricostruito dai carteggi e dalle foto di famiglia, dall'avvocato xxx, nonno dei proprietari, che fu inviato come legale rappresentante di una azienda di produzione italiana nel 1935 in Etiopia, e da qui venne scacciato nel 1938 dal generale Graziani, perchè ritenuto antifascista. Le tele rimasero nella collezione familiare, nel palazzo di famiglia, e vengono ora riproposto in tutta la loro forza espressiva. L'Etiopia ha una storia molto particolare: situata tra Africa ed Asia, e tra Mediterraneo ed Oceano Indiano, fu un crocevia e punto di incontro di differenti culture, stimolato anche dai costanti ed intensi flussi commerciali. Cinque secoli avanti Cristo si stabilizzò la dinastia Aksum; sotto questo regno, nel quarto secolo dopo Cristo, il cristianesimo venne istituito religione di stato, nella sua versione copta ortodossa. I testi sacri medioevali parlano anche però di un rapporto diretto con una delle dieci tribù ebraiche, rifugiatasi in Etiopia, dalle quali derivò la stirpe reale attraverso la regina di Saba. Ed infatti in Etiopia ancora oggi vive la stirpe dei Falascià, ebrei neri le cui prime notizie storiche risalgono al 600 dopo Cristo. L'Etiopia fu dunque un baluardo ebraico-cristiano, con influenze africane, ma da considerarsi quasi il lembo meridionale della cultura mediterranea.

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Scena di battaglia
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ARTNOV0001590

Scena di battaglia

arte etiope, 1935 ca.

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Scena di battaglia

arte etiope, 1935 ca.

Il dipinti, olio su tela, è in realtà molto probabilmente una scena che sovrappone diversi soggetti tipici e molto riprodotti nell'ambito dell'arte etiope tradizionale di inizio '900. Un tema ricorrente è quello della caccia agli schiavi. Un dipinto simile al nostro per disposizione delle scene e narrazione è al museo di Brema e riprende le vicende di Iyassu, principe della popolazione Amhara, che combatte dopo la morte di Menelik II il popolo dei Gimirra, che occupavano la parte sud dell'Etiopia. Il dipinto contrappone gli Amhara, vestiti, e con i comandanti con una sorta di cappello a frange, ai "barbari" Gimirra, seminudi, che vengono uccisi ed evirati. La spedizione si concluse con l'acquisizione di circa 20.000 nuovi schiavi. In realtà, nel nostro dipinto compaiono anche citazioni che rimandano all'azione di Ras Tafari, che nel 1928, dopo l'incoronazione a negus, reprime la rivolta degli Oromo, nella provoncia di Uollo. Una ulteriore citazione sta nella presenza di numerosi fucili, che ricordano la battaglia del 1930 con la definitiva sconfitta di Gugsa Oliè e la successiva nomina di Ras Tafari ad imperatore. Dunque il dipinto, realizzato all'incirca nel 1935 per un committente italiano, somma a nostro parere questi temi. Fa parte di un gruppo di sette opere, giunte in Italia alla fine degli anni '30; furono acquistate direttamente in loco , come abbiamo ricostruito dai carteggi e dalle foto di famiglia, dall'avvocato xxx, nonno dei proprietari, che fu inviato come legale rappresentante di una azienda di produzione italiana nel 1935 in Etiopia, e da qui venne scacciato nel 1938 dal generale Graziani, perchè ritenuto antifascista. Le tele rimasero nella collezione familiare, nel palazzo di famiglia, e vengono ora riproposto in tutta la loro forza espressiva. L'Etiopia ha una storia molto particolare: situata tra Africa ed Asia, e tra Mediterraneo ed Oceano Indiano, fu un crocevia e punto di incontro di differenti culture, stimolato anche dai costanti ed intensi flussi commerciali. Cinque secoli avanti Cristo si stabilizzò la dinastia Aksum; sotto questo regno, nel quarto secolo dopo Cristo, il cristianesimo venne istituito religione di stato, nella sua versione copta ortodossa. I testi sacri medioevali parlano anche però di un rapporto diretto con una delle dieci tribù ebraiche, rifugiatasi in Etiopia, dalle quali derivò la stirpe reale attraverso la regina di Saba. Ed infatti in Etiopia ancora oggi vive la stirpe dei Falascià, ebrei neri le cui prime notizie storiche risalgono al 600 dopo Cristo. L'Etiopia fu dunque un baluardo ebraico-cristiano, con influenze africane, ma da considerarsi quasi il lembo meridionale della cultura mediterranea.

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