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dimensioni opera


7 cm 226 cm

9 cm 714 cm

0 cm 77 cm

33 cm 52 cm
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Nel nostro catalogo puoi trovare Oggetti e Opere d'Arte dal XVI° secolo fino ai giorni nostri.

Arte antica, icone, arte contemporanea, pittura antica, arte dell'800 e del '900.
 


 

 

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Gianni Dova
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Gianni Dova

Storia primaverile 1961

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Gianni Dova

Storia primaverile 1961

Smalto inciso su tela. Firmato in basso a sinistra. Al retro è presente etichetta cartacea con il titolo, la data e la provenienza privata dell'opera. Gianni Dova, nato a Roma ma cresciuto a Milano, dal 1942 frequentò il Liceo Artistico di Brera con l'intenzione di passare poi alla Facoltà di Architettura del Politecnico. Ma la guerra modificò i suoi progetti, conobbe e frequentò gli artisti che si riunivano nei caffè letterari e che avevano tra gli altri come punto di riferimento il giornale edito da Ernesto Treccani, Corrente. Tra questi Renato Guttuso, Emilio Vedova, Renato Birolli, Ennio Morlotti, Bruno Cassinari, Giuseppe Migneco e insieme a loro riconobbe l'importanza dell'opera di Pablo Picasso, arrivando ad aderire nel 1946 al manifesto del Realismo "Oltre Guernica". Nel 1947 aderì anche al Movimento Spazialista con Lucio Fontana e numerosi altri artisti italiani: Dova fu tra i protagonisti di questo movimento cresciuto intorno alla Galleria del Naviglio di Carlo Cardazzo e ne firmò diversi manifesti. Aderì in seguito, al movimento della pittura nucleare con Enrico Baj e Sergio Dangelo. Dova ha esposto e riportato grande successo sia in Italia che all'estero. Della sua pittura ha detto: "Dipingere è solo un mezzo per capire la realtà. Io conosco e capisco il mondo attraverso il colore. Parto da un'astrazione per comprendere il reale. Non mi diverto a dipingere: mi interessa essere coinvolto dal lavoro e stare in attesa, sulla tela, del momento finale” . L'opera è presentata in cornice.

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Ferdinando Porta
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Ferdinando Porta

Riposo nella Fuga in Egitto

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Ferdinando Porta

Riposo nella Fuga in Egitto

Olio su tela. Al retro presente attribuzione a Ferdinando Porta. La scena propone il momento del riposo della Sacra Famiglia, durante la fuga in Egitto: a sinistra, seduti per terra riposano Maria, intenta a leggere, e Gesù già ragazzino, ma ancora fanciullescamente abbandonato sul grembo della madre; sulla destra, in piedi seppur appoggiato ad una roccia retrostante, Giuseppe contempla la sua famiglia. In alto, sopra la nube che avvolge l'albero carico di frutti che ha dato ristoro alla famiglia, una schiera di angeli, presentati anch'essi non solo in sembianze di bambini ma anche di giovanetti, quasi ad accompagnare la crescita di Gesù. La composizione della scena, così come le modalità rappresentative delle figure e le cromie sono consone alle modalità pittoriche di Ferdinando Porta. Il pittore milanese, figlio di Andrea Porta, artista di impronta emiliana, si affermò sulla scena artistica lombarda dopo una formazione a Bologna, ove fu tra gli allievi di Carlo Cignani. La sua produzione oggi nota purtroppo parte solo dal quarto decennio del '700, perchè i suoi lavori precedenti documentati, per le chiese milanesi e per palazzo Casati Dugnani, sono andati perduti. Si conoscono invece i lavori successivi, di cui alcune commissioni importanti che lo fecero definitivamente affermare; tra il 1741 e il 1753 egli lavorò nella Basilica di S.Ambrogio a Milano, nel Duomo di Monza e nella Cattedrale di Vigevano, realizzando opere che contribuirono a definire il carattere e la portata della modalità pittorica del Porta: solidamente legato alla tradizione figurativa lombarda, egli dopo l'iniziale influenza emiliana, introdusse nelle sua pittura modalità che risentono in parte, sia nella plasticità vigorosa delle figure, sia nella caratterizzazione naturalistica delle tematiche allegoriche o sacre, della pittura veneziana, in particolare del Tiepolo, con il quale egli aveva lavorato. Nell'osservazione di una delle sue opere più tarde, ma considerata tra le sue migliori, la pala del Battesimo di Cristo realizzata dal Porta tra il 1753 e il 1754 per il duomo di Vigevano, si ritrovano modalità compositive e cromatiche molto vicine a quelle del nostro Riposo nella fuga in Egitto: le figure, ben definite plasticamente ma sfumate nei contorni, con contrasti cromatici in cui prevalgono i toni bruni e freddi come nel gruppo composto da Maria e Gesù, mente spicca la maggior seppur isolata brillantezza della veste di Giuseppe; in alto la composizione degli angeli, complessa nell'intreccio dei corpi, peraltro non definiti ma quasi sfumati, così come il paesaggio, scarno e privo di elementi connotativi. Sono tutti elementi che ben evidenziano i legami del Porta con la tradizione secentesca lombarda, che gli valse ancora un ampio consenso e fortuna presso la committenza sia pubblica che privata a Milano e nelle città limitrofe, in un momento in cui cominciava appena a prendere campo il neoclassicismo. Il dipinto, in prima tela ma ritensionato, presenta segni di restauro. E' proposto in cornice in stile.

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Francesco Mantovano
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Francesco Mantovano

Ghirlanda di Fiori con Annuncio ai Pastori

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Francesco Mantovano

Ghirlanda di Fiori con Annuncio ai Pastori

Olio su tela. Di raffinata qualità e in ottimo stato di conservazione, il dipinto raffigura una ghirlanda di fiori variopinti che incornicia la scena evangelica dell'Annuncio ai pastori. L'opera è corredata dall'expertise del dr. Gianluca Bocchi, che la attribuisce alla produzione di Francesco Caldei, detto il Mantovano dalla sua città d'origine. Il Mantovano si formò artisticamente a Roma, ove rimase dal 1613 e il 1625, acquisendo una formazione da fiorante. La sua produzione difatti è costituita prevalentemente di vasi con fiori. Trasferitosi successivamente a Venezia, ove rimase sino alla morte, Il Mantovano importò nella città i canoni pittorici romani acquisiti, in particolare il guasto per le rappresentazioni botaniche, ma anche la tipologia della ghirlanda, che gli artisti romani avevano attinto dalla tradizione fiamminga . La produzione di ghirlande prevedeva l'inclusione di scene di figura, a soggetto mitologico o sacro, spesso prodotte in collaborazione con pittori di figura, a cui anche il Mantovano non disdegnò di ricorrere. La scena dell'Annuncio ai pastori di questo dipinto rimanda piuttosto fedelmente all'omonima opera realizzata da Jacopo da Bassano (1515-1592), la cui produzione di carattere bucolico ebbe tale successo da essere riproposta in numerose copie dai figli dello stesso artista e in numerose incisioni circolanti in tutta Europa, che consentirono a diversi altri artisti di ispirarsi ad esse, come probabilmente fece il Mantovano. Si può concludere quindi che l'opera qui presentata sia un dipinto di Francesco Mantovano realizzato a Venezia intorno al 1640-1650. Il dipinto è stato ritelato in antico. E' presentato in cornice del XVIII secolo riadattata e ridorata. Al retro riporta etichette che documentano l passaggio dell'opera sul mercato francese dell'800.

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